14 gennaio 2010

Tratto da - On Writing - di Stephen King

Ho inserito questo post anche in Eco di Pioggia perchè trovo questo stralcio di brano, oltre che immensamente interessante, estremamente piacevole ed emozionante per il cuore di uno scrittore...
Sì, dico scrittore rivolgendomi anche a me e a chi come me è soltanto aspirante di una delle arti più belle di questo mondo...
Non si è forse ciò che si desidera essere?

"Guardate: qui c'è un tavolo con una tovaglia rossa. Sul tavolo c'è una gabbia grande come un piccolo acquario. Nella gabbia c'è un coniglio bianco con il naso rosa e gli occhi cerchiati di rosa. Nelle zampe anteriori ha un mozzicone di carota che sta sgranocchiando tutto contento. Sulla schiena, chiaramente segnato in inchiostro blu, c'è il numero 8.

Vediamo la stessa cosa? Dovremmo incontrarci e confrontare gli appunti per esserne matematicamente sicuri, ma io credo di sì. Ci saranno inevitabili varianti, si capisce: alcuni riceventi vedranno una tovaglia color rosso robbia, qualcuno la vedrà scarlatta, altri vedranno altre gradazioni. (Per i riceventi daltonici, la tovaglia rossa è del grigio scuro della cenere di sigaro.) Qualcuno vedrà orli merlettati, qualcuno lisci. Gli animi più decorativi vi aggiungeranno un po' di pizzo... ma per piacere: la mia tovaglia è la vostra tovaglia, sbizzarritevi pure.
La gabbia lascia parimenti ampio spazio all'interpretazione individuale. Per cominciare è descritta in termini di paragone approssimativo, utile solo se voi e io vediamo il mondo e misuriamo le cose con occhi simili. Nel fare paragoni approssimativi è facile essere sbadati, ma l'alternativa è una pignolesca attenzione ai dettagli che toglie tutto il piacere alla scrittura. Che cosa dovrei dire, «sul tavolo c'è una gabbia lunga novantacinque centimetri, larga sessantadue e alta trentacinque»? Questa non è prosa, è un manuale. Il paragrafo non ci dice neppure di che materiale è fatta la gabbia (rete metallica? stecche d'acciaio? vetro?), ma ha importanza? Abbiamo capito tutti che possiamo vederci dentro; oltre a questo, non c'importa. L'elemento più interessante qui non è nemmeno il coniglio che sgranocchia la carota dentro la gabbia, bensì il numero che ha sulla schiena. Non un sei, non un quattro, non un diciannove virgola cinque. È un otto. È questo che stiamo guardando e lo vediamo tutti. Non ve l'ho detto io. Voi non me lo avete chiesto. Io non ho mai aperto bocca e voi non avete aperto la vostra. Non siamo nemmeno nello stesso anno insieme, meno che mai nella stessa stanza... eppure noi siamo insieme. Siamo vicini.
Si sono incontrate le nostre menti.
Io vi ho inviato un tavolo con sopra una tovaglia rossa, una gabbia, un coniglio e il numero otto in inchiostro blu. Voi avete ricevuto tutto quanto, specialmente
quell'otto blu. Siamo partecipi di un atto di telepatia. Non di mitiche coglionate dell'altro mondo: telepatia autentica. Non mi ostinerò su questo punto, ma prima che andiamo avanti è importante che capiate che la mia non è civetteria; un punto c'è."

3 commenti:

Talamasca ha detto...

Adoro Stephen King e anche questo suo libro...ciao Ninfa.

Il Cappellaio matto ha detto...

Ciao cara, intanto complimenti..bellissimo angolo qui.
E bel libro..
Ti ringrazio per i complementi,alla mie perle di saggezza dovute al sonno.
E rispondo alla domanda posta in questo post.
"Non si è ciò che si desidera essere?"
Noi siamo ciò che voglio. Il problema e che a volte non sappiamo cosa realmente vogliamo.
Verrò a trovarti ancora.
A presto..

Il Cappellaio matto ha detto...

mi ha fatto molto piacere! :)
allora dai, ti seguo un pò! magari anche tu darai ispirazione a me!