Avevo già pubblicato qualcosa su come scrivere una Sinossi, ma vi ribadisco che sono una di voi e che anche per me risulta difficile.
Mi sono iscritta su un bel forum letterario e vediamo se grazie all'aiuto di qualche "collega" riusciamo a capire come scrivere la sinossi di uno dei volumi di una trilogia.
A breve, pubblicherò la mia domanda e le risposte ricevute.
Buonagiornata a tutti e non esitate a contattarmi per qualsiasi consiglio...
"Credi in te stesso quando scrivi; dubitane, come un nemico, quando ti rileggi" Ugo Ojetti
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31 gennaio 2012
29 dicembre 2011
Qui potrete contattarmi :D
Buonasera a tutti.
Premettendo che non sono certamente una scrittrice esperta ma che tuttavia sono innamorata di questa sublime arte e che la sento battere nel mio cuore, volevo informare gli amici che mi seguono che ho un indirizzo dove chiunque può inviarmi messaggi per pormi domande e chiedermi consigli per quanto concerne l'ambito della scrittura.
Non so ancora se ne sarò all'altezza, ma spero di poter essere d'aiuto a tutti, e se dovesse andare male, potrete almeno scoprire in me un'amica attenta ai vostri scritti e pronta a prodigarsi per aiutarvi a realizzare il vostro sogno, un sogno che ci accomuna!
Purtroppo per me tutto è troppo caro, in questo momento.
Non posso permettermi la SIAE, non posso permettermi le copie del primo tomo della trilogia che sto scrivendo e non so fino a quando la situazione resterà quella che è, ma poco importa èerchè tutti sappiamo che alla notte segue il giorno, che ci piaccia oppure no, e quindi non sarà buio per sempre. Per il resto posso dire di essere molto felice, e se la vita ha deciso questo per me, io accetto col sorriso e vado avanti...
Vi abbraccio tutti, BUON NATALE e FELICE 2012
Premettendo che non sono certamente una scrittrice esperta ma che tuttavia sono innamorata di questa sublime arte e che la sento battere nel mio cuore, volevo informare gli amici che mi seguono che ho un indirizzo dove chiunque può inviarmi messaggi per pormi domande e chiedermi consigli per quanto concerne l'ambito della scrittura.
Non so ancora se ne sarò all'altezza, ma spero di poter essere d'aiuto a tutti, e se dovesse andare male, potrete almeno scoprire in me un'amica attenta ai vostri scritti e pronta a prodigarsi per aiutarvi a realizzare il vostro sogno, un sogno che ci accomuna!
Purtroppo per me tutto è troppo caro, in questo momento.
Non posso permettermi la SIAE, non posso permettermi le copie del primo tomo della trilogia che sto scrivendo e non so fino a quando la situazione resterà quella che è, ma poco importa èerchè tutti sappiamo che alla notte segue il giorno, che ci piaccia oppure no, e quindi non sarà buio per sempre. Per il resto posso dire di essere molto felice, e se la vita ha deciso questo per me, io accetto col sorriso e vado avanti...
Vi abbraccio tutti, BUON NATALE e FELICE 2012
melinascrive@gmail.com
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25 luglio 2011
Come impaginare il tuo libro (regole brevi brevi)
Mi sono prodigata un pò alla ricerca della risposta alla penosa domanda:
Adesso che ho finito, come lo presento sto ca***** di romanzo alla casa editrice?
Ho trovato qualcosa sul web e la riporto qui, idee utili delle quali però non ho l'assoluta certezza della buona riuscita del capolavoro alla presentazione alla casa editrice...
Certo è che almeno per quanto mi riguarda sfrutterò questo metodo perchè non credo ci sia di meglio in circolazione! Ovviamente, il tutto + o - commentato da me.
Buona serata!!!
COME IMPAGINARE (o tentare di impaginare) UN ROMANZO
1. Prima di tutto, da quanto mi è parso di apprendere, è importante utilizzare un carattere chiaro e semplice, come ad esempio TIME NEW ROMAN o GARAMOND. I
o personalmente ho utilizzato il TNM;
2. La grandezza del carattere deve oscillare fra il 12 e il 14, a seconda della grandezza del vostro scritto. Io ad esempio, mi sono resa conto che ho utilizzato il carattere a 14, ed è forse troppo grande per un romanzo di 360 pagine e rotte...Quindi immagino che diminuirò a 12 poichè su pagine molto più piccole del formato A4, il carattere a 14 farebbe diventare tutto un macello;
3. Non ho notizie per quanto riguarda i margini, Io personalmente ho lasciato un rientro di 1 cm a sinistra e a destra;
4. L'Interlinea. Sul web ho trovato che per scritti brevi (racconti o romanzi brevi), l'interlinea sta bene sul 1,5 ma nel mio caso preferisco utilizzarla al 1,15 perchè francamente la prima mi appare eccessiva...Non so a voi!
5. Bisogna ovviamente dare una pagina iniziale con un Titolo alla nostra opera, e quindi impostare il carattere utilizzato per il testo a 35 e piazzarlo in alto, al centro della pagina bianca.
Sotto, a 12 o 14, non dimenticate i vostri dati personali (nome, cognome, indirizzo ecc...), consenso al trattamento dei dati personali e per finire, la vostra bella firma!
ps: Queste regole, sono per chi utilizza Microsoft Word. Per l'impaginazione in formato libro, andare sulla barra delle applicazioni e selezionare MODIFICA - SELEZIONA TUTTO.
Le dimensioni standard di un libro stampato, dovrebbero essere (stando a quanto leggo) 23 cm di altezza per 15.5 di larghezza.
Adesso che ho finito, come lo presento sto ca***** di romanzo alla casa editrice?
Ho trovato qualcosa sul web e la riporto qui, idee utili delle quali però non ho l'assoluta certezza della buona riuscita del capolavoro alla presentazione alla casa editrice...
Certo è che almeno per quanto mi riguarda sfrutterò questo metodo perchè non credo ci sia di meglio in circolazione! Ovviamente, il tutto + o - commentato da me.
Buona serata!!!
COME IMPAGINARE (o tentare di impaginare) UN ROMANZO
1. Prima di tutto, da quanto mi è parso di apprendere, è importante utilizzare un carattere chiaro e semplice, come ad esempio TIME NEW ROMAN o GARAMOND. I
o personalmente ho utilizzato il TNM;2. La grandezza del carattere deve oscillare fra il 12 e il 14, a seconda della grandezza del vostro scritto. Io ad esempio, mi sono resa conto che ho utilizzato il carattere a 14, ed è forse troppo grande per un romanzo di 360 pagine e rotte...Quindi immagino che diminuirò a 12 poichè su pagine molto più piccole del formato A4, il carattere a 14 farebbe diventare tutto un macello;
3. Non ho notizie per quanto riguarda i margini, Io personalmente ho lasciato un rientro di 1 cm a sinistra e a destra;
4. L'Interlinea. Sul web ho trovato che per scritti brevi (racconti o romanzi brevi), l'interlinea sta bene sul 1,5 ma nel mio caso preferisco utilizzarla al 1,15 perchè francamente la prima mi appare eccessiva...Non so a voi!
5. Bisogna ovviamente dare una pagina iniziale con un Titolo alla nostra opera, e quindi impostare il carattere utilizzato per il testo a 35 e piazzarlo in alto, al centro della pagina bianca.
Sotto, a 12 o 14, non dimenticate i vostri dati personali (nome, cognome, indirizzo ecc...), consenso al trattamento dei dati personali e per finire, la vostra bella firma!
ps: Queste regole, sono per chi utilizza Microsoft Word. Per l'impaginazione in formato libro, andare sulla barra delle applicazioni e selezionare MODIFICA - SELEZIONA TUTTO.
Le dimensioni standard di un libro stampato, dovrebbero essere (stando a quanto leggo) 23 cm di altezza per 15.5 di larghezza.
Sperando di esservi stata utile. Vi abbraccio tutti!
Alla prossima. Melina
Alla prossima. Melina
26 marzo 2011
Come scrivere una Fiaba LEZIONE N°2
Oggi mi piacerebbe partire direttamente del nocciolo di questo post fornendovi un importante schemino che potrà certamente esservi d'aiuto qualora voleste cimentarvi nella scrittura di una fiaba!
SCHEMA STRUTTURALE DELLA FIABA CLASSICA
Tipicamente, le fiabe classiche si articolano in 3 semplici fasi:
1. INIZIO
2. CRISI
3. SOLUZIONE
(accennando al post precedente, è proprio in questo schema che ritrovate il senso che secondo me hanno le fiabe, ovvero risolvere i problemi, o per meglio dire l'allenamento a risolverli!)
Ampliamo adesso i tre punti che vi ho fornito:
1. Le fiabe, iniziano con la presentazione di una determinata situazione che spesso già contiene elementi di "criticità" che di lì a poco si manifesteranno pienamente come ad esempio:
"C'era una volta un povero contadino con tre figli..."
Questa brevissima frase ci fa già capire che il contadino è povero e che quindi, molto probabilmente, i suoi figli andranno alla ricerca di ricchezza;
oppure:
"C'era una volta una bellissima principessa"
E da qui scommettiamo che la principessa sarà in pericolo o forse alla ricerca di un principe adatto a lei!
La situazione d'inizio, quindi, ha una funzione introduttiva, serve per la presentazione dei vostri personaggi e dei loro possibili problemi.
2. Nella seconda fase si delinea il problema che costituisce il NUCLEO vero e proprio della fiaba. Diviene chiaro in questa fase chi è il protagonista e qual è la difficoltà che si trova a dovetr superare.
3. La terza fase, porta alla tipica conclusione, cioè alla soluzione del problema e al tanto amato: "vissero tutti felici e contenti."
Per adesso concludo questa breve lezione e vi faccio sempre i migliori auguri per quello che andrete a scrivere, anticipandovi che la LEZIONE N°3 si baserà sugli Alleati e sui Nemici dei protagonista!
A presto!
SCHEMA STRUTTURALE DELLA FIABA CLASSICA
Tipicamente, le fiabe classiche si articolano in 3 semplici fasi:
1. INIZIO
2. CRISI
3. SOLUZIONE
(accennando al post precedente, è proprio in questo schema che ritrovate il senso che secondo me hanno le fiabe, ovvero risolvere i problemi, o per meglio dire l'allenamento a risolverli!)
Ampliamo adesso i tre punti che vi ho fornito:
1. Le fiabe, iniziano con la presentazione di una determinata situazione che spesso già contiene elementi di "criticità" che di lì a poco si manifesteranno pienamente come ad esempio:
"C'era una volta un povero contadino con tre figli..."
Questa brevissima frase ci fa già capire che il contadino è povero e che quindi, molto probabilmente, i suoi figli andranno alla ricerca di ricchezza;
oppure:
"C'era una volta una bellissima principessa"
E da qui scommettiamo che la principessa sarà in pericolo o forse alla ricerca di un principe adatto a lei!
La situazione d'inizio, quindi, ha una funzione introduttiva, serve per la presentazione dei vostri personaggi e dei loro possibili problemi.
2. Nella seconda fase si delinea il problema che costituisce il NUCLEO vero e proprio della fiaba. Diviene chiaro in questa fase chi è il protagonista e qual è la difficoltà che si trova a dovetr superare.
3. La terza fase, porta alla tipica conclusione, cioè alla soluzione del problema e al tanto amato: "vissero tutti felici e contenti."
Per adesso concludo questa breve lezione e vi faccio sempre i migliori auguri per quello che andrete a scrivere, anticipandovi che la LEZIONE N°3 si baserà sugli Alleati e sui Nemici dei protagonista!
A presto!
19 marzo 2011
Come scrivere (o raccontare) una Fiaba LEZIONE N°1
Miei cari lettori, oggi ho deciso di dedicare un pò di spazio alle fiabe.
Scriverò qualche post per voi, affinchè chi lo desidera possa ricevere degli utilissimi consigli su come raccontare e scrivere una fiaba, su che cos'è una fiaba e perchè raccontarla.
Sperando di esservi utile, mi metto subito a lavoro!
L'origine delle Fiabe si perde nella notte dei tempi. Dovete sapere che prima dell'introduzione della scrittura, l'intero patrimonio culturale di un popolo veniva tramandato soltanto per via orale. I vecchi dei villaggi trasmettevano ai più giovani non solo la loro saggezza e la loro esperienza, ma anche quel complesso culturale fatto di credenze religiose, di pratiche rituali e di interpretazioni del mondo che era stato lentamente elaborato nei secoli precedenti.
La fiaba trovava il suo posto all'interno di questa trasmissione del patrimonio culturale ed era rivolta a tutti: grandi e piccini. Al tempo dei villaggi, il popolo intero si raccoglieva intorno ai Vecchi, che davano inizio alle narrazioni, e questa sorta di rituale costituiva il cuore della vita intellettuale e spirituale della tribù.
In seguito le fabulazioni continuarono attraverso la scrittura che col passare dei secoli divenne una nobile forma di attività prettamente per adulti, fino a quando l'eccessivo razionalismo che ha caratterizzato il periodo storico dei "lumi" fece sì che la fraba decadesse a fauto passatempo per vecchi e bambini: troppo giovani o troppo anziani per pensare...
CAPACITà DELLA FIABA: RISOLVERE I PROBLEMI
è bene non dimenticare mai che le fiabe presentano sempre un problema.
Nella fiaba per definizione tutto finisce bene, ma non tutto va sempre bene. è tipico delle fiabe presentare una situazione che, felice o meno, funge solo da introduzione al dramma in cui presto si troverà immerso il protagonista:
- I principi devono sempre compiere imprese impossibili;
- le principesse sono sempre vittime indifese da salvare;
- i bambini ingenui prede di streghe e orchi.
E la fiaba condurrà il protagonista (e quindi il lettore, presumibilmente bambino) fuori dal dramma e cioè fuori dal problema.
Il VALORE DELLA FIABA risiede proprio in questo: nella sua capacità di presentare in termini immaginari, quindi facilmente comprensibili ad un bambino, una situazione grammatica di grave conflitto, di possibile tragedia, e nell'indicarne la via d'uscita.
Quandi la fiaba presenta il problema e la soluzione del problema.
Le fiabe parlano al bambino (soprattutto) dei problemi con cui ha quotidianamente a che fare: abbandono, disamore, solitudine, paura. E nelle fiabe, i bambini VINCONO!
I bambini vincono contro tutte le figure minacciose molto più potenti di loro attraverso i protagonisti delle fiabe, e le fiabe sono quindi per loro una vooce di speranza.
Attraverso le vicende dei protagonisti, infatti, le fiabe preannunciano le future tappe dell'esistenza, con le difficoltà che si potranno presentare e le maniere in cui superarle. In questo senso, le fiabe sono un corso completo di formazione di vita.
Personalmente adoro le fiabe, ormai non ne leggo quasi mai perchè sono quasi sempre impegnata a leggere romanzi di King, a scrivere e studiare, e anche a lavorare, però le fiabe mi hanno accompagnata fin dalla più tenera età e consiglio a tutti i miei lettori di immergersi nella lettura di qualche brano piacevole come questo, per distaccarsi dalla realtà e tornare ad essere un pò bambini.
Il mio babbo, e colgo anche l'occasione di fargli tantissimi auguri perchè oggi è la festa del papà, mi raccontava una fiaba ogni sera per farmi addormentare: Giovannino senza paura, Fragolina e Ciliegina, storie di fantasmi, di mostri, di fate...forse è grazie a lui che un giorno sarò una scrittrice, è grazie a lui che ho sviluppato la mia fervida fantasia e sono quella che sono: una sognatrice sognante!
Tutti abbiamo diritto di sognare e non c'è età per vivere, inventare, raccontare ed ascolare fiabe perchè noi stessi siamo senza età!
Scriverò qualche post per voi, affinchè chi lo desidera possa ricevere degli utilissimi consigli su come raccontare e scrivere una fiaba, su che cos'è una fiaba e perchè raccontarla.
Sperando di esservi utile, mi metto subito a lavoro!
L'origine delle Fiabe si perde nella notte dei tempi. Dovete sapere che prima dell'introduzione della scrittura, l'intero patrimonio culturale di un popolo veniva tramandato soltanto per via orale. I vecchi dei villaggi trasmettevano ai più giovani non solo la loro saggezza e la loro esperienza, ma anche quel complesso culturale fatto di credenze religiose, di pratiche rituali e di interpretazioni del mondo che era stato lentamente elaborato nei secoli precedenti.
La fiaba trovava il suo posto all'interno di questa trasmissione del patrimonio culturale ed era rivolta a tutti: grandi e piccini. Al tempo dei villaggi, il popolo intero si raccoglieva intorno ai Vecchi, che davano inizio alle narrazioni, e questa sorta di rituale costituiva il cuore della vita intellettuale e spirituale della tribù.
In seguito le fabulazioni continuarono attraverso la scrittura che col passare dei secoli divenne una nobile forma di attività prettamente per adulti, fino a quando l'eccessivo razionalismo che ha caratterizzato il periodo storico dei "lumi" fece sì che la fraba decadesse a fauto passatempo per vecchi e bambini: troppo giovani o troppo anziani per pensare...
CAPACITà DELLA FIABA: RISOLVERE I PROBLEMI
è bene non dimenticare mai che le fiabe presentano sempre un problema.
Nella fiaba per definizione tutto finisce bene, ma non tutto va sempre bene. è tipico delle fiabe presentare una situazione che, felice o meno, funge solo da introduzione al dramma in cui presto si troverà immerso il protagonista:
- I principi devono sempre compiere imprese impossibili;
- le principesse sono sempre vittime indifese da salvare;
- i bambini ingenui prede di streghe e orchi.
E la fiaba condurrà il protagonista (e quindi il lettore, presumibilmente bambino) fuori dal dramma e cioè fuori dal problema.
Il VALORE DELLA FIABA risiede proprio in questo: nella sua capacità di presentare in termini immaginari, quindi facilmente comprensibili ad un bambino, una situazione grammatica di grave conflitto, di possibile tragedia, e nell'indicarne la via d'uscita.
Quandi la fiaba presenta il problema e la soluzione del problema.
Le fiabe parlano al bambino (soprattutto) dei problemi con cui ha quotidianamente a che fare: abbandono, disamore, solitudine, paura. E nelle fiabe, i bambini VINCONO!
I bambini vincono contro tutte le figure minacciose molto più potenti di loro attraverso i protagonisti delle fiabe, e le fiabe sono quindi per loro una vooce di speranza.
Attraverso le vicende dei protagonisti, infatti, le fiabe preannunciano le future tappe dell'esistenza, con le difficoltà che si potranno presentare e le maniere in cui superarle. In questo senso, le fiabe sono un corso completo di formazione di vita.
Personalmente adoro le fiabe, ormai non ne leggo quasi mai perchè sono quasi sempre impegnata a leggere romanzi di King, a scrivere e studiare, e anche a lavorare, però le fiabe mi hanno accompagnata fin dalla più tenera età e consiglio a tutti i miei lettori di immergersi nella lettura di qualche brano piacevole come questo, per distaccarsi dalla realtà e tornare ad essere un pò bambini.
Il mio babbo, e colgo anche l'occasione di fargli tantissimi auguri perchè oggi è la festa del papà, mi raccontava una fiaba ogni sera per farmi addormentare: Giovannino senza paura, Fragolina e Ciliegina, storie di fantasmi, di mostri, di fate...forse è grazie a lui che un giorno sarò una scrittrice, è grazie a lui che ho sviluppato la mia fervida fantasia e sono quella che sono: una sognatrice sognante!
Tutti abbiamo diritto di sognare e non c'è età per vivere, inventare, raccontare ed ascolare fiabe perchè noi stessi siamo senza età!
LE FIABE DICONO PIù CHE LA VERITà. E NON PERCHè RACCONTANO CHE I DRAGHI ESISTONO, MA PERCHè AFFERMANO CHE SI POSSONO SCONFIGGERE. (Gilbert Keith Chesterton)
13 gennaio 2011
Significato di BATTUTE e CARTELLE
Buona sera a tutti...è da molto che non scrivo, questo perchè ho attraversato un momentino di crisi personale culminato, sabato 8 gennaio, in un incidente stradale che mi è costato un trauma cranico, polso e caviglia destra slogati e contusioni dappertutto, oltre ovviamente ad uno stato depressivo che mi tiene a letto, ogni tanto fra le lacrime...
Non appena me la sono sentita di riprendere in mano il pc, mi sono detta che un piccolo post potevo lasciarlo qui sul mio blog dei consigli sulla scrittura, niente di che, giusto qualche riga per chiarire cosa sono queste benedette BATTUTE e CARTELLE in ambito testuale.
Allora:
- LE BATTUTE, sono tutte quelle che produciamo quando pigiamo i tasti della nostra tastiera, cioè ogni lettera, ogni punto, ogni spazio, tutto tutto tutto!
- LE CARTELLE, sono formate da circa 1800 battute, sono quindi dei raggruppam
enti, se così li vogliamo chiamare, di battute.
Al testo, ho allegato un'immagine per mostrarvi la tabella del conteggio parole che, in word 2007, troverete selezionando REVISIONE - CONTEGGIO PAROLE.
Questo consiglio potrà apparire di poco conto, e invece è sconcertante vedere quante persone si affannano a cercare il significato di battuta e di cartella quando si parla di un libro o di un testo.
Per adesso, il mio libro ha superato le 480 cartelle e sono rimasta sconcertata nell'apprendere che i correttori di bozze esigono € 2.30 a cartella! Io personalmente non dispongo di più di 1000 euro da spendere e se è per questo neanche di 100/200 euro per iscrivermi alla SIAE, ma dico, non staranno esagerando?
Non appena me la sono sentita di riprendere in mano il pc, mi sono detta che un piccolo post potevo lasciarlo qui sul mio blog dei consigli sulla scrittura, niente di che, giusto qualche riga per chiarire cosa sono queste benedette BATTUTE e CARTELLE in ambito testuale.
Allora:
- LE BATTUTE, sono tutte quelle che produciamo quando pigiamo i tasti della nostra tastiera, cioè ogni lettera, ogni punto, ogni spazio, tutto tutto tutto!
- LE CARTELLE, sono formate da circa 1800 battute, sono quindi dei raggruppam
enti, se così li vogliamo chiamare, di battute.Al testo, ho allegato un'immagine per mostrarvi la tabella del conteggio parole che, in word 2007, troverete selezionando REVISIONE - CONTEGGIO PAROLE.
Questo consiglio potrà apparire di poco conto, e invece è sconcertante vedere quante persone si affannano a cercare il significato di battuta e di cartella quando si parla di un libro o di un testo.
Per adesso, il mio libro ha superato le 480 cartelle e sono rimasta sconcertata nell'apprendere che i correttori di bozze esigono € 2.30 a cartella! Io personalmente non dispongo di più di 1000 euro da spendere e se è per questo neanche di 100/200 euro per iscrivermi alla SIAE, ma dico, non staranno esagerando?
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2 dicembre 2010
Ancora consigli su come scrivere un romanzo
Premetto che dopo un'accurata lettura di un libro sull'argomento "Come diventare scrittori oggi" di Andrea Mucciolo, ho deciso di scrivere questo post e di trasferire i tratti salienti da me elaborati al fine di consigliare ai miei lettori cosa bisogna fare per scrivere un romanzo (o semplicemente per sentirsi + sicuri di sè quando lo si scrive!)
In fondo, spesso leggiamo consigli non perchè non sappiamo fare le cose, ma perchè vogliamo essere certi che quello che facciamo sia, in un certo qual modo, giusto. Mi sto forse sbagliando?
Bene, cominciamo...
I primi passi da fare, prima di lanciarsi nella scrittura sconsiderata sono:
- decidere a quale genere letterario apparterrà la nostra opera (fantasy, horror, giallo, noir, rosa, thriller);
- a quale pubblico vogliamo indirizzarla (adolescenti, adulti, esperti nel settore);
- se il tema che abbiamo deciso di trattere è originale, se costituisce una novità o se invece potrebbe apparire come un orrido scopiazzamento!
- domandarsi se si è davvero in grado di trattare da soli l'argomento di cui si è scelto di parlare o se invece ci serve aiuto (consulenza, libri, notizie, web). Ne seguirà sicuramente una raccolta di informazioni;
- Pensare bene se si vuole utilizzare la prima, oppure la terza persona per la stesura dell'opera e valutare i vantaggi e gli svantaggi dell'una o dell'altra.
Fatto questo, avremo le fondamenta della nostra opera.
Pieni di grinta, il nostro primo desiderio sarà quello di lanciarci nella scrittura sconsiderata del nostro romanzo, mentre invece ci toccherà pazientare ancora e creare i personaggi.
Quanti ne desiderate, purchè utilizziate una scheda dei personaggi per ognuno di essi, delineandone molto accuratamente l'aspetto, il carattere, le propensioni, i segni particolari ecc.
Troverete una scheda dei personaggi da compilare in qualche mio post precedente, oppure anche in rete. è utilissimissimaaaaa, non dimenticatelo!
Il prossimo post sarà dedicato alla distinzione fra prima e terza persona, e il narratore onnisciente o esterno.
Sperando di esservi stata utile, buona giornata a tutti!
In fondo, spesso leggiamo consigli non perchè non sappiamo fare le cose, ma perchè vogliamo essere certi che quello che facciamo sia, in un certo qual modo, giusto. Mi sto forse sbagliando?
Bene, cominciamo...
I primi passi da fare, prima di lanciarsi nella scrittura sconsiderata sono:
- decidere a quale genere letterario apparterrà la nostra opera (fantasy, horror, giallo, noir, rosa, thriller);
- a quale pubblico vogliamo indirizzarla (adolescenti, adulti, esperti nel settore);
- se il tema che abbiamo deciso di trattere è originale, se costituisce una novità o se invece potrebbe apparire come un orrido scopiazzamento!
- domandarsi se si è davvero in grado di trattare da soli l'argomento di cui si è scelto di parlare o se invece ci serve aiuto (consulenza, libri, notizie, web). Ne seguirà sicuramente una raccolta di informazioni;
- Pensare bene se si vuole utilizzare la prima, oppure la terza persona per la stesura dell'opera e valutare i vantaggi e gli svantaggi dell'una o dell'altra.
Fatto questo, avremo le fondamenta della nostra opera.
Pieni di grinta, il nostro primo desiderio sarà quello di lanciarci nella scrittura sconsiderata del nostro romanzo, mentre invece ci toccherà pazientare ancora e creare i personaggi.
Quanti ne desiderate, purchè utilizziate una scheda dei personaggi per ognuno di essi, delineandone molto accuratamente l'aspetto, il carattere, le propensioni, i segni particolari ecc.
Troverete una scheda dei personaggi da compilare in qualche mio post precedente, oppure anche in rete. è utilissimissimaaaaa, non dimenticatelo!
Il prossimo post sarà dedicato alla distinzione fra prima e terza persona, e il narratore onnisciente o esterno.
Sperando di esservi stata utile, buona giornata a tutti!
25 novembre 2010
LA PUNTEGGIATURA...rinfreschiamoci la memoria!
Sono rimasta stupita dal fatto che NESSUNO abbia commentato o quanto meno letto i miei due POST SUI DIALOGHI, i post che credo (assieme a quelli su come creare un personaggio e sulla scheda del personaggio) siano fra quelli + importanti che abbia mai pubblicato...
Erano interessantissimi ^_^
E vabè, dopotutto i miei consigli sono sempre qui, a disposizioni di chi voglia usufruirne e soprattutto a MIA disposizione poiché è facile predicare, ma è difficile camminare lungo la retta vita.
Ecco, oggi volevo parlare della punteggiatura.
PERCHè? PERCHè QUALCOSA DI COSì "BANLE" PER UNO SCRITTORE, anche se alle prime armi?
Perchè sono dell'avviso che dobbiamo sempre rinfrescarci la memoria; perchè non dobbiamo mai sentirci padroni di nulla, ma soltanto limitarci a scrivere e a tenerci sempre aggiornati, sempre in allenamento.
Inolre, siccome il notebook mi ha momentaneamente abbandonata xkè l'alimentatore si è rotto e sto aspettando che me lo riparino o cmq di avere 30 euro per acquistarne uno nuovo, mi sono detta che UNO BUON RIMASSO DI Grammatica NON FA MALE A NESSUNO!
(gggrrrrr mi mancano 5 capitoli da correggere prima di andare alla SIAE e quel cavolo d alimentatore m molla...sfiga sfiga sfiga! Ci accontentiamo del pc d casa, condiviso con le mie due sorelle che lo occupano dalle 12.00 in poi...uff)
LA PUNTEGGIATURA
Sarò breve, e ricordate sempre che le regole della punteggiatura non sono affatto rigide e che potete quindi decidere da voi dove sia + opportuno inserire un ";" piuttosto che un ".", o viceversa.
IL PUNTO - Si usa a conclusione di una frase o di un periodo, e viene anche impiegato nelle abbreviazioni (sig. dott.). Indica una pausa lunga.
LA VIRGOLA - Indica una pausa breve e viene usata quando si elencano più elementi senza fare uno della congiunzione e; quando ci si rivolge a qualcuno interpellandolo prima di un'apposizione (Leopardi nacque a Recanati, cittadini delle Marche); per separare fra loro alcune apposizioni e per delimitare un inciso.
La virgola, NON SI USA per separare il soggetto dal verbo (tranne che non sia un inciso) e per separare il nome dall'aggettivo.
IL PUNTO E VIRGOLA - è un segno + forte della virgola e meno forte del punto. Si usa soprattutto per separare dei periodi piuttosto complessi, quando lo stacco logico fra essi non è troppo forte da richiedere un punto.
I DUE PUNTI - Si usano per introdurre il discorso diretto (io personalmente non li uso per questo), per introdurre la spiegazione la precisazione o la conseguenza di ciò che si è detto immediatamente
prima (Era una bella giornata di sole: decidemmo di fare una gita).
IL PUNTO INTERROGATIVO - Alla fine di una domanda.
IL PUNTO ESCLAMATIVO - Contrassegna un'esclamazione, un ordine o un'invocazione. A volte, può anche essere usato assieme al punto interrogativo, per esprimere meraviglia. Insisto a ricordare che va messo UN punto esclamativo alla fine di una frase o al massimo (e non ve lo consiglio) ne vanno messi 3. Quindi NON 2 nè 4 o 5 o a casaccio: 1 OPPURE 3.
I PUNTINI DI SOSPENSIONE - Si usano quando non si vuole completare una parola o una frase per ragioni di convenienza, tipo quando per incertezza si interrompe il discorso e si cambia la frase che si aveva in mente in un primo momento (Io voglio...cioè mi piacerebbe che fosse così).
Non dimenticate MAI che i puntini sospensivi vanno usati con passimonia e sono 3: non 2 nè 4,5 o a casaccio, ma soltanto 3!
LE VIRGOLETTE - Si usano per delimitare il discorso diretto o per mettere in evidenza una o più parole affinchè risalti il loro significato. Vengono usate anche per i titoli delle opere.
IL TRATTINO - Per delimitare un inciso quando la virgola sarebbe uno stacco troppo forte.
LE PARENTESI - La loro funzione è quella di delimitare un inciso non essenziale alla comprensione della frase, ma utile per il lettore in quanto all'interno sono inserite informazioni.
L'APOSTROFO - Per questo segno bisogna fare un discorso a parte, un pò + complicato, e quindi lo tratteremo + avanti.
Erano interessantissimi ^_^
E vabè, dopotutto i miei consigli sono sempre qui, a disposizioni di chi voglia usufruirne e soprattutto a MIA disposizione poiché è facile predicare, ma è difficile camminare lungo la retta vita.
Ecco, oggi volevo parlare della punteggiatura.
PERCHè? PERCHè QUALCOSA DI COSì "BANLE" PER UNO SCRITTORE, anche se alle prime armi?
Perchè sono dell'avviso che dobbiamo sempre rinfrescarci la memoria; perchè non dobbiamo mai sentirci padroni di nulla, ma soltanto limitarci a scrivere e a tenerci sempre aggiornati, sempre in allenamento.
Inolre, siccome il notebook mi ha momentaneamente abbandonata xkè l'alimentatore si è rotto e sto aspettando che me lo riparino o cmq di avere 30 euro per acquistarne uno nuovo, mi sono detta che UNO BUON RIMASSO DI Grammatica NON FA MALE A NESSUNO!
(gggrrrrr mi mancano 5 capitoli da correggere prima di andare alla SIAE e quel cavolo d alimentatore m molla...sfiga sfiga sfiga! Ci accontentiamo del pc d casa, condiviso con le mie due sorelle che lo occupano dalle 12.00 in poi...uff)
LA PUNTEGGIATURA
Sarò breve, e ricordate sempre che le regole della punteggiatura non sono affatto rigide e che potete quindi decidere da voi dove sia + opportuno inserire un ";" piuttosto che un ".", o viceversa.
IL PUNTO - Si usa a conclusione di una frase o di un periodo, e viene anche impiegato nelle abbreviazioni (sig. dott.). Indica una pausa lunga.
LA VIRGOLA - Indica una pausa breve e viene usata quando si elencano più elementi senza fare uno della congiunzione e; quando ci si rivolge a qualcuno interpellandolo prima di un'apposizione (Leopardi nacque a Recanati, cittadini delle Marche); per separare fra loro alcune apposizioni e per delimitare un inciso.
La virgola, NON SI USA per separare il soggetto dal verbo (tranne che non sia un inciso) e per separare il nome dall'aggettivo.
IL PUNTO E VIRGOLA - è un segno + forte della virgola e meno forte del punto. Si usa soprattutto per separare dei periodi piuttosto complessi, quando lo stacco logico fra essi non è troppo forte da richiedere un punto.
I DUE PUNTI - Si usano per introdurre il discorso diretto (io personalmente non li uso per questo), per introdurre la spiegazione la precisazione o la conseguenza di ciò che si è detto immediatamente
prima (Era una bella giornata di sole: decidemmo di fare una gita).IL PUNTO INTERROGATIVO - Alla fine di una domanda.
IL PUNTO ESCLAMATIVO - Contrassegna un'esclamazione, un ordine o un'invocazione. A volte, può anche essere usato assieme al punto interrogativo, per esprimere meraviglia. Insisto a ricordare che va messo UN punto esclamativo alla fine di una frase o al massimo (e non ve lo consiglio) ne vanno messi 3. Quindi NON 2 nè 4 o 5 o a casaccio: 1 OPPURE 3.
I PUNTINI DI SOSPENSIONE - Si usano quando non si vuole completare una parola o una frase per ragioni di convenienza, tipo quando per incertezza si interrompe il discorso e si cambia la frase che si aveva in mente in un primo momento (Io voglio...cioè mi piacerebbe che fosse così).
Non dimenticate MAI che i puntini sospensivi vanno usati con passimonia e sono 3: non 2 nè 4,5 o a casaccio, ma soltanto 3!
LE VIRGOLETTE - Si usano per delimitare il discorso diretto o per mettere in evidenza una o più parole affinchè risalti il loro significato. Vengono usate anche per i titoli delle opere.
IL TRATTINO - Per delimitare un inciso quando la virgola sarebbe uno stacco troppo forte.
LE PARENTESI - La loro funzione è quella di delimitare un inciso non essenziale alla comprensione della frase, ma utile per il lettore in quanto all'interno sono inserite informazioni.
L'APOSTROFO - Per questo segno bisogna fare un discorso a parte, un pò + complicato, e quindi lo tratteremo + avanti.
12 novembre 2010
Il dialogo (parte II)
Ma quanto potrà mai essere complicato scrivere un dialogo? In fondo non facciamo altro che comunicare verbalmente fra noi tramite dialoghi di tutti i generi, ma sì, ci diciamo qualsiasi cosa e ci viene così naturale...è così facile...
E invece NO!
Vi dico che scrivere un buon dialogo letterario è più difficile di quanto pensiamo, questo perchè prima di tutto, nella vita di tutti i giorni, durante i nostri dialoghi con il fruttivendolo, con nostro marito, con la professoressa o il datore di lavoro, diciamo spesso cose NON NECESSARIE! Mentre chiacchieriamo amabilmente, ci capita di trattare argomenti di scarso interesse, che forse
neanche ci riguardano; di buttare lì qualche parolina in dialetto, qualche frase fatta, tutte cose che nella stesura di un dialogo scritto, non servono a far andare avanti la storia.
Non voglio dire che il dialetto debba essere abolito del tutto (ad esempio nella caratterizzazione di un particolare personaggio o cmq di un particolare contesto ci può anche stare, ma sempre in minima parte), mentre per le frasi fatte tot out, ma voglio dire che dobbiamo essere moderati e che dobbiamo avere criterio.
Il dialogo spesso è quella chiave che ci permette di sbloccare una situazione, che ci permette di far proseguire velocemente la storia e proprio per questo noi non dobbiamo privarlo di elasticità e dinamicità allungando il solito brodo.
Mi seguite?
Spero di sì (ecco, quando vi do consigli è come se stessi parlando e quindi divago, faccio errori, mi concedo una risatina e un cambio di argomento di tanto in tanto perchè così mi va, ma quando sono seria ed ho a che fare con il mio romanzo, non posso assolutamente permettermi certi lussi...E NEANCHE VOI!)
Dicevamo quindi che voglio che ricordiate bene che tutto quello che si mette sulla pagina deve servire a caratterizzare un personaggio e a far andare avanti la storia. Se le battute del vostro dialogo non svolgono entrambe queste funzioni, o almeno una delle due, vanno drasticamente E-L-I-M-I-N-A-T-E!
Anche se vi duolerà, il mio consiglio è quello di cancellare tutto ciò che è sulla vostra pagina a puro scopo decorativo (e fidatevi che ne avrete da potare...la prima sono io ^_^).
"Quel pezzo era veramente bello."
"Poteva starci bene..."
E INVECE NO!
Il pezzo che tanto vi piaceva potrete aggiungerlo poi, magari in una descrizione o in un tratto narrato. NON APPESANTITE I VOSTRI DIALOGHI!
Inoltre, (e ancora mi do la zappa sui piedi) non dovete dimenticare che nei dialoghi bisogna essere PLAUSIBILI. Non possiamo scrivere pagine e pagine di dialoghi dove i personaggi si scambiano un susseguirsi di informazioni che sì, sembrano essere utili alla storia ma che tuttavia la deturpano orribilmente. Troverete, ops troveremo, altri modi per informare il lettore della stagione in cui è ambientata la storia oppure di che colore sono gli occhi del panettiere.
"Grazie Tom, per essere venuto a portarmi il pane in una così afosa mattinata di metà giugno" oppure "Grazie per essere venuto a portarmi il pane Tom, mi stavo proprio domandando cosa avrei accostato all'insalata che servirò questa sera. è verde sai, proprio come il colore dei tuoi occhi smeraldini."
Come vi suonano?
VOMITEVOLI!
Ebbene, spesso non ci accorgiamo di compiere delitti simili!
Quindi, come vi ho detto, bisogna essere plausibili, avere orecchio e rileggere attentamente ciò che si scrive (anche 2 o 3 o 4 volte) per cercare di minimizzare questo comunissimo errore. Per aiutarvi in questo compito, vi consiglio di rileggere i dialoghi ad alta voce oppure di farveli leggere da qualcuno che abbia moooolta pazienza.
Io provvedo rileggendo ad alta voce i pezzi che non mi suonano e purtroppo sono certa che i miei dialoghi non siano perfetti come voglio che siano i vostri tuttavia, come dico sempre, i consigli che do ai lettori del mio blog sono gli stessi che do a me stessa ogni giorno!
Buona serata e buona scrittura!
E invece NO!
Vi dico che scrivere un buon dialogo letterario è più difficile di quanto pensiamo, questo perchè prima di tutto, nella vita di tutti i giorni, durante i nostri dialoghi con il fruttivendolo, con nostro marito, con la professoressa o il datore di lavoro, diciamo spesso cose NON NECESSARIE! Mentre chiacchieriamo amabilmente, ci capita di trattare argomenti di scarso interesse, che forse
neanche ci riguardano; di buttare lì qualche parolina in dialetto, qualche frase fatta, tutte cose che nella stesura di un dialogo scritto, non servono a far andare avanti la storia.Non voglio dire che il dialetto debba essere abolito del tutto (ad esempio nella caratterizzazione di un particolare personaggio o cmq di un particolare contesto ci può anche stare, ma sempre in minima parte), mentre per le frasi fatte tot out, ma voglio dire che dobbiamo essere moderati e che dobbiamo avere criterio.
Il dialogo spesso è quella chiave che ci permette di sbloccare una situazione, che ci permette di far proseguire velocemente la storia e proprio per questo noi non dobbiamo privarlo di elasticità e dinamicità allungando il solito brodo.
Mi seguite?
Spero di sì (ecco, quando vi do consigli è come se stessi parlando e quindi divago, faccio errori, mi concedo una risatina e un cambio di argomento di tanto in tanto perchè così mi va, ma quando sono seria ed ho a che fare con il mio romanzo, non posso assolutamente permettermi certi lussi...E NEANCHE VOI!)
Dicevamo quindi che voglio che ricordiate bene che tutto quello che si mette sulla pagina deve servire a caratterizzare un personaggio e a far andare avanti la storia. Se le battute del vostro dialogo non svolgono entrambe queste funzioni, o almeno una delle due, vanno drasticamente E-L-I-M-I-N-A-T-E!
Anche se vi duolerà, il mio consiglio è quello di cancellare tutto ciò che è sulla vostra pagina a puro scopo decorativo (e fidatevi che ne avrete da potare...la prima sono io ^_^).
"Quel pezzo era veramente bello."
"Poteva starci bene..."
E INVECE NO!
Il pezzo che tanto vi piaceva potrete aggiungerlo poi, magari in una descrizione o in un tratto narrato. NON APPESANTITE I VOSTRI DIALOGHI!
Inoltre, (e ancora mi do la zappa sui piedi) non dovete dimenticare che nei dialoghi bisogna essere PLAUSIBILI. Non possiamo scrivere pagine e pagine di dialoghi dove i personaggi si scambiano un susseguirsi di informazioni che sì, sembrano essere utili alla storia ma che tuttavia la deturpano orribilmente. Troverete, ops troveremo, altri modi per informare il lettore della stagione in cui è ambientata la storia oppure di che colore sono gli occhi del panettiere.
"Grazie Tom, per essere venuto a portarmi il pane in una così afosa mattinata di metà giugno" oppure "Grazie per essere venuto a portarmi il pane Tom, mi stavo proprio domandando cosa avrei accostato all'insalata che servirò questa sera. è verde sai, proprio come il colore dei tuoi occhi smeraldini."
Come vi suonano?
VOMITEVOLI!
Ebbene, spesso non ci accorgiamo di compiere delitti simili!
Quindi, come vi ho detto, bisogna essere plausibili, avere orecchio e rileggere attentamente ciò che si scrive (anche 2 o 3 o 4 volte) per cercare di minimizzare questo comunissimo errore. Per aiutarvi in questo compito, vi consiglio di rileggere i dialoghi ad alta voce oppure di farveli leggere da qualcuno che abbia moooolta pazienza.
Io provvedo rileggendo ad alta voce i pezzi che non mi suonano e purtroppo sono certa che i miei dialoghi non siano perfetti come voglio che siano i vostri tuttavia, come dico sempre, i consigli che do ai lettori del mio blog sono gli stessi che do a me stessa ogni giorno!
Buona serata e buona scrittura!
9 novembre 2010
Il dialogo
Avevo pensato di scrivere un bel post sui dialoghi, poi ci ho riflettuto bene e mi sono detta che chi meglio di Stephen King può riuscire nell'intento di penetrare nel mondo complicato del dialogo?
Ho preso il suo bel libro On Writing e ho ricopiato pazientemente il pezzo, che spero troverete interessante quanto l'ho trovato io.
Vi consiglio l'acquisto di questo tomo...semplicemente stupendo!
"Parliamo un momento del dialogo, la parte parlata del nostro programma. E’ il dialogo a dare voce al vostro cast ed è cruciale nel definire i personaggi: solo le azioni manifestano il carattere, ma la parola è subdola, ciò che le persone dicono spesso le rivela al prossimo in modi di cui loro stesse sono totalmente inconsapevoli.
Voi potete informarmi tramite la narrazione pura e semplice che il vostro protagonista principale, Mistuh Butts, non è mai andato bene a scuola, non è mai nemmeno andato molto a scuola, ma potete trasmettermi la stessa nozione, e in maniera assai più incisiva, attraverso il suo modo di parlare... e uno dei punti cardinali del buon raccontare è non raccontare mai una cosa quando la si può invece mostrare:"Secondo te com'è?" chiese il ragazzo. Grattò nella terra con la punta del bastone senza alzare la testa. Disegnò forse una palla, o un pianeta, o nient'altro che un cerchio. "Credi che la terra giri intorno al sole come dicono?"
"lo non so che cosa dicono", rispose Mistuh Butts. "lo non ho mai studiato che cosa dice questo o quello, perché uno ti dice una cosa e un altro te ne dice un’altra finché ti viene mal di testa e ti scappa l'ammenito."
"Che cos'è l'ammenito?" chiese il ragazzo.
"Ma non la pianti mai con le domande!" esclamò Mistuh Butts. Strappò il bastone dalla mano del ragazzo e lo spezzò. "L'ammenito ce l'hai nella pancia quando è ora di mangiare! Se no sei malato! E la gente dice che io sono ignorante!"
"Oh, appetito", disse placido il ragazzo e riprese a disegnare, questa volta con il dito.Un dialogo ben congegnato vi indicherà se un personaggio è intelligente o stupido (Mistuh Butts non è necessariamente un idiota perché non sa dire "appetito"; dovremo ascoltarlo ancora per un po' prima di decidere al riguardo), onesto o disonesto, divertente o barboso. Il buon dialogo, come quello di George V. Higgins, Peter Straub o Graham Greene, è una gioia da leggere; il dialogo brutto è mortale.
Di fronte al dialogo gli scrittori hanno diversi gradi di abilità. In questo campo voi potete migliorare la vostra, ma, come ebbe a dire un grand'uomo (per la verità era Clint Eastwood): "Un uomo deve conoscere i suoi limiti". H.P. Lovecraft era geniale quando si trattava di raccontare il macabro, ma come scrittore di dialoghi era uno strazio. Doveva saperlo, perché dei milioni di parole che scrisse, meno di cinquemila sono quelle dedicate al dialogo. I seguenti passaggi tratti da "Il colore venuto dallo spazio", in cui un contadino morente descrive la presenza aliena che ha invaso il suo pozzo, illustra bene il problema che aveva Lovecraft con i dialoghi. Ragazzi, la gente non parla in questo modo, nemmeno in punto di morte:
"Niente... niente... il colore brucia... freddo e bagnato... ma brucia... vive nel pozzo io l'ho visto... una specie di fumo... proprio come i fiori l'altra primavera... il pozzo di notte brillava... tutto quello che è vivo... succhiava via la vita da tutto quanto... nel sasso… deve essere arrivato in quel sasso... arriva dappertutto non so che cosa vuole... quella cosa rotonda che quelli dell'università hanno tirato fuori dal sasso... era dello stesso colore... proprio uguale, come i fiori e le piante... semi... l'ho visto la prima volta questa settimana... ti picchia nella testa e poi ti prende... ti brucia su tutto... viene da qualche posto dove le cose non sono come qui da noi... uno di quei professori ha detto così ... "E così via in un susseguirsi di informazioni spezzettate e inanellate l'una nell'altra secondo una precisa costruzione ellittica. E’ difficile puntare il dito su che cosa non va nel dialogo di Lovecraft a parte l'ovvio: è ampolloso e privo di vita, infarcito di inflessioni. Quando un dialogo funziona, lo sappiamo. Anche quando non va bene lo sappiamo: stride all'orecchio come uno strumento mal intonato.
Lovecraft era indiscutibilmente uno snob affetto da timidezza patologica (e anche un accanito razzista, le cui storie sono popolate da sinistri africani e da quel genere di congiurati ebrei che tanto preoccupavano mio zio Oren dopo la quarta o quinta birra), quel tipo di scrittore che mantiene una corrispondenza voluminosa ma ha difficoltà a stabilire rapporti personali diretti con il prossimo; fosse vivo oggi, è probabile che la sua Presenza sarebbe più vibrante soprattutto nelle varie chat-room di Internet. Scrivere bene i dialoghi è un'abilità che acquisiscono le persone più inclini a parlare e ascoltare gli altri, in particolare ascoltare, cogliendo accenti, ritmi, dialetto e slang. I lupi solitari come Lovecraft sono spesso carenti in questo settore, lo riproducono male o con la cura con cui si scriverebbe in una lingua che non fosse la propria lingua madre.
lo non so se il romanziere contemporaneo John Katzenbach è un individuo solitario o no, ma il suo romanzo Corte marziale contiene alcuni cattivi dialoghi davvero memorabili. Katzenbach è quel tipo di romanziere che fa impazzire gli insegnanti di scrittura creativa, uno splendido narratore la cui arte è guastata dall’autoripetizione (un difetto curabile) e un orecchio per il parlato che è gravemente ostruito (un difetto che probabilmente non ha rimedio). Corte marziale è un giallo ambientato in un campo di prigionia militare durante la seconda guerra mondiale, un bello spunto che diventa problematico nelle mani di Katzenbach quando entra nel vivo della vicenda. Sentite il tenente colonnello Phillip Pryce che parla ai suoi amici poco prima che i tedeschi del corpo di guardia dello Stalag Luft 13 lo portino via, non per rimpatriarlo come sostengono, ma probabilmente per fucilarlo nel bosco. Pryce afferrò di nuovo Tommy. "Tommy", bisbigliò, "questa non è una coincidenza! Niente è come sembra! Vai più a fondo! Salvalo, ragazzo mio, salvalo! Perché più che mai ora sono convinto che Scott sia innocente!... Ora siete da soli, ragazzi. E ricordatevi, conto su di voi perché resistiate! Dovete sopravvivere! Qualsiasi cosa accada!"
Si girò verso i tedeschi. "Molto bene, Hauptmann" disse in un tono improvvisamente deciso e straordinariamente calmo. "Ora sono pronto. Fate di me ciò che volete."
O Katzenbach non si rende conto che ogni parola del tenente colonnello è un cliché da film bellici anni Quaranta o ha volutamente utilizzato questo richiamo per risvegliare nel suo pubblico sentimenti di compassione, tristezza e forse nostalgia. In ogni caso, non funziona. Il solo sentire evocato dal brano è una sorta di spazientita incredulità. Ci si chiede se il testo sia mai stato visto da un editor e, in tal caso, che cosa gli o le ha impedito di usare la matita blu. Dato il considerevole talento di Katzenbach in altri aspetti dello scrivere, questa sua limitazione consolida in me l'idea che scrivere bene i dialoghi è arte oltre che mestiere.
Molti bravi scrittori di dialoghi devono avere quello che definiamo un "orecchio" naturale, proprio come certi musicisti e cantanti sono intonati perfettamente o quasi perfettamente per natura. Ecco qui un passo dal romanzo Chili con Linda di Elmore Leonard. Potete confrontarlo con i brani che vi ho proposto di Lovecraft e Katzenbach, notando prima di tutto che qui ci troviamo di fronte a un botta e risposta come Dio comanda e non davanti a un pomposo soliloquio:
Chili... rialzò la testa mentre Tommy diceva: "Tutto bene?"
"Vuoi sapere se rimorchio?"
"Parlavo del tuo lavoro. Come ti va? So che hai fatto centro con Get Leo, splendida pellicola, splendida. Vuoi che te lo dica? Era buono. Ma il seguito... come si intitolava?"
"Get Lost."
"Già, giusto quello che è successo prima che riuscissi a vederlo, è scomparso."
"Non è partito alla grande e lo hanno mollato. lo ero contrario a fare un seguito fin dal principio. Ma quello della produzione alla Tower dice che il film lo faranno, con o senza di me. Mi sono detto, be', metti che mi venga fuori una storia buona ... "
Due uomini a pranzo a Beverly Hills e sappiamo subito che sono entrambi attori. Può darsi che siano fasulli (ma forse no), però li si prendono subito così come sono nel contesto del racconto di Leonard; anzi, li accogliamo a braccia aperte. Il loro dialogo è così realistico che non possiamo non provare anche il colpevole piacere che coglie chi si inserisce e quindi origlia una conversazione interessante. Ci giungono anche, sebbene in pennellate approssimative, indizi sul carattere. Siamo all'inizio del romanzo e Leonard è un professionista esperto. Sa di non dover buttar dentro tutto subito. Tuttavia non veniamo forse a sapere qualcosa del carattere di Tommy quando assicura Chili che Get Leo non è solo splendido, ma anche buono?
Possiamo domandarci se un dialogo del genere sia fedele alla vita quotidiana o solo a una certa idea della vita, una certa immagine stereotipata degli attori di Hollywood, dei pranzi hollywoodiani, degli affari come si trattano a Hollywood. E’ un interrogativo più che lecito e la risposta è: forse qualcosa di artefatto c'è. Ciononostante alle nostre orecchie il dialogo suona autentico; quando è al suo mglio (e sebbene Chili con Linda sia molto piacevole, è lontano dai suoi lavori migliori), Elmore Leonard è capace di una sorta di poesia di strada. L’abilità necessaria a scrivere dialoghi di questo genere viene da anni di pratica; l'arte viene da un'immaginazione creativa che lavora sodo e si diverte.
Come per tutti gli altri aspetti della fiction, la chiave per scrivere buoni dialoghi è la sincerità. Se siete sinceri nel riferire le parole che escono dalla bocca dei vostri personaggi, scoprirete di esservi esposti a una nutrita salva di critiche. Non passa settimana senza che io riceva almeno una lettera incazzata (di solito più di una) che mi accusa di essere volgare, razzista, omofobico, brutale, frivolo, se non di essere uno psicopatico tout court. Nella maggioranza dei casi a mandare in fibrillazione i miei corrispondenti sono brani di dialogo: "Scendiamo da questa cazzo di Dodge" o "Non ci prendono molto bene i musi neri da queste parti" o "Che cosa cazzo credi di fare, pezzo di frocio?"
Mia madre, pace all'anima sua, non approvava le parolacce e le espressioni volgari, diceva che erano "la lingua dell'ignorante". Ciò tuttavia non le impediva di esclamare: "Oh, merda!" se bruciava l'arrosto o si pestava il pollice martellando un chiodo nel muro. Né impedisce ai più di noi, cristiani o pagani, di uscircene con espressioni analoghe (se non più forti) quando il cane vomita sul tappeto buono di casa o l'automobile casca dal cric. E’ importante dire la verità; da essa dipendono molte cose, come ha quasi detto William Carlos Williams scrivendo di quella carriola rossa. Ci saranno i puristi bacchettoni a cui la parola "merda" non piace ed è possibile che non piaccia molto nemmeno a voi, ma certe volte dall'espressione volgare non si può sfuggire: non si è mai sentito di un bambino che corra da sua madre a riferirle che la sorellina ha appena "defecato" nella vasca da bagno. Immagino che potrebbe dire che ha fatto "il bisogno grosso" o "ha sporcato", ma temo che "ha fatto la cacca" resterebbe la scelta più naturale (si sa che il boccale piccolo ha manici grandi).
Dovete dire la verità perché il vostro dialogo abbia le risonanze e il realismo di cui Corte marziale, per quanto abbia una buona storia, è così tristemente carente, ma questa onestà deve essere applicata fino in fondo, cioè anche a quello che scappa di bocca a chi si pesta un pollice con il martello. Se sostituite "Oh, merda!" con "Oh, marmo" per riguardo verso la Lega per la lotta contro la volgarità, trasgredite a una norma del tacito contratto che esiste tra scrittore e lettore: la vostra promessa di dire la verità su come la gente si comporta e parla attraverso lo strumento di una storia inventata.
D'altra parte può benissimo esserci uno fra i vostri personaggi (la vecchia zia nubile del protagonista, per esempio) che esclama "Oh, marmo" invece di "Oh, merda" dopo essersi pestata il pollice con un martello. Saprete come esprimervi se conoscete il vostro personaggio, e noi impareremo di lui (o lei) qualcosa di più, che ce lo renderà più vivo e interessante. Il trucco sta nel lasciare che ciascun personaggio parli liberamente, senza preoccuparsi dell'approvazione della suddetta Lega o del Circolo femminile cristiano di lettura. Comportarsi diversamente sarebbe da vigliacchi oltre che da disonesti e, credetemi, scrivere fiction in America agli albori del ventunesimo secolo non è mestiere per intellettuali vigliacchi. Il mondo è popolato da aspiranti censori e, sotto sotto, mirano tutti alla stessa cosa: vogliono che voi vediate il mondo come lo vedono loro... o ,che almeno teniate la bocca chiusa su quello che vedete voi e che se ne discosta. Sono tutti agenti dello status quo. Non necessariamente gentaglia, ma gente pericolosa, se per caso credete nella libertà intellettuale.
Si dà il caso che io concordi con mia madre: parolacce e volgarità sono veramente la lingua dell'ignorante e i verbalmente invalidi. Quasi sempre, perché le eccezioni esistono, tra le quali certi aforismi volgari ricchi di coloritura e vivacità. "Sono più indaffarato di un uomo con una gamba sola in una gara di calci in culo", "I desideri in una mano, la merda nell'altra, vedi tu quale si riempie prima" sono espressioni che, come varie altre simili, non si addicono ai salotti, ma non mancano certo di forza figurativa. Oppure consideriamo questo brano tratto da Brain Storm di Richard Dooling, dove la volgarità diventa poesia:"Reperto A: un rustico pene capoccione, un barbaro sorcovoro senza un bruscolo di decenza. Il muscolzone dei mascalzoni. Un tanghero spregevole e vermiforme con un luccichio serpentino nell'occhio solo. Un turco gozzoviglioso che colpisce nelle buie cripte di carne come un fulmine fallico. Un cagnaccio avido in cerca di ombre, umidi pertugi, estasi passeriformi e sonno ... "
Sebbene non sia proposto nella forma del dialogo, voglio citare qui un altro passo tratto da Dooling perché è una dimostrazione dell'opposto: e cioè si può raggiungere un grado di scrittura ammirevole senza far assolutamente ricorso alla volgarità:
Gli montò a cavalcioni e si preparò al necessario collegamento tra porte, adapter maschio e femmina pronti, I/0 attivato, server/client, master/slave. Null'altro che una coppia di macchine biologiche high-end che si apprestano a un contatto a caldo con modem via cavo e al reciproco accesso ai rispettivi processori front-end.
Se io fossi come Henry James o Jane Austen, che scrivevano solo di zerbinotti o di acculturati universitari, non dovrei mai usare parolacce o espressioni volgari; forse nessuno dei miei libri sarebbe stato bandito dalle biblioteche scolastiche d'America e non avrei ricevuto una lettera da un servizievole fondamentalista che vuole farmi sapere che brucerò all'inferno, dove tutti i miei milioni di dollari non mi serviranno per acquistare neppure un solo sorso di acqua. lo non sono tuttavia cresciuto tra persone di quel genere. lo sono cresciuto nella piccolissima borghesia americana e quello è l'ambiente di cui posso scrivere con la maggiore onestà e cognizione di causa. Significa che dicono più spesso merda che marmo quando si pestano il pollice, ma è una condizione con cui mi sono pacificato. Né, per la verità, con essa ero mai stato in guerra.
Quando ricevo una di Quelle Lettere o mi trovo di fronte a una nuova recensione in cui mi si accusa di essere volgare e incolto - come in certa misura sono - trovo conforto nelle parole del verista Frank Norris, che scrisse a cavallo dei due secoli e che annovera tra i suoi romanzi The Octopus, The Pit e Una storia di San Francisco: McTeague, un libro veramente grande. Norris raccontò di appartenenti alla classe lavoratrice nei ranch, nei mestieri umili metropolitani, nelle fabbriche. McTeague, il protagonista della più bella opera di Norris, è un dentista incolto. I libri di Norris suscitarono non poca indignazione generale, alla quale rispose con compassato sdegno: "Che cosa mi importa delle loro opinioni? lo non sono mai stato servile. Ho raccontato loro la verità".
Certe persone non vogliono sentire la verità, naturalmente, ma questo non è un problema vostro. Voi avreste un problema se voleste fare lo scrittore senza voler essere franchi. Il modo di esprimersi, rozzo o elegante, è un indice del carattere; può anche essere una ventata di aria fresca in una stanza che certa gente preferirebbe tenere chiusa. Alla fine l'interrogativo importante non ha niente a che vedere con il sacro o il profano che mettete in bocca ai personaggi della vostra storia; il solo interrogativo è come suona sulla pagina e all'orecchio. Se volete che suoni sincero, dovete parlare in prima persona. Ancor più importante, dovete chiudere la bocca e ascoltare gli altri."

Ho preso il suo bel libro On Writing e ho ricopiato pazientemente il pezzo, che spero troverete interessante quanto l'ho trovato io.
Vi consiglio l'acquisto di questo tomo...semplicemente stupendo!
"Parliamo un momento del dialogo, la parte parlata del nostro programma. E’ il dialogo a dare voce al vostro cast ed è cruciale nel definire i personaggi: solo le azioni manifestano il carattere, ma la parola è subdola, ciò che le persone dicono spesso le rivela al prossimo in modi di cui loro stesse sono totalmente inconsapevoli.
Voi potete informarmi tramite la narrazione pura e semplice che il vostro protagonista principale, Mistuh Butts, non è mai andato bene a scuola, non è mai nemmeno andato molto a scuola, ma potete trasmettermi la stessa nozione, e in maniera assai più incisiva, attraverso il suo modo di parlare... e uno dei punti cardinali del buon raccontare è non raccontare mai una cosa quando la si può invece mostrare:"Secondo te com'è?" chiese il ragazzo. Grattò nella terra con la punta del bastone senza alzare la testa. Disegnò forse una palla, o un pianeta, o nient'altro che un cerchio. "Credi che la terra giri intorno al sole come dicono?"
"lo non so che cosa dicono", rispose Mistuh Butts. "lo non ho mai studiato che cosa dice questo o quello, perché uno ti dice una cosa e un altro te ne dice un’altra finché ti viene mal di testa e ti scappa l'ammenito."
"Che cos'è l'ammenito?" chiese il ragazzo.
"Ma non la pianti mai con le domande!" esclamò Mistuh Butts. Strappò il bastone dalla mano del ragazzo e lo spezzò. "L'ammenito ce l'hai nella pancia quando è ora di mangiare! Se no sei malato! E la gente dice che io sono ignorante!"
"Oh, appetito", disse placido il ragazzo e riprese a disegnare, questa volta con il dito.Un dialogo ben congegnato vi indicherà se un personaggio è intelligente o stupido (Mistuh Butts non è necessariamente un idiota perché non sa dire "appetito"; dovremo ascoltarlo ancora per un po' prima di decidere al riguardo), onesto o disonesto, divertente o barboso. Il buon dialogo, come quello di George V. Higgins, Peter Straub o Graham Greene, è una gioia da leggere; il dialogo brutto è mortale.
Di fronte al dialogo gli scrittori hanno diversi gradi di abilità. In questo campo voi potete migliorare la vostra, ma, come ebbe a dire un grand'uomo (per la verità era Clint Eastwood): "Un uomo deve conoscere i suoi limiti". H.P. Lovecraft era geniale quando si trattava di raccontare il macabro, ma come scrittore di dialoghi era uno strazio. Doveva saperlo, perché dei milioni di parole che scrisse, meno di cinquemila sono quelle dedicate al dialogo. I seguenti passaggi tratti da "Il colore venuto dallo spazio", in cui un contadino morente descrive la presenza aliena che ha invaso il suo pozzo, illustra bene il problema che aveva Lovecraft con i dialoghi. Ragazzi, la gente non parla in questo modo, nemmeno in punto di morte:
"Niente... niente... il colore brucia... freddo e bagnato... ma brucia... vive nel pozzo io l'ho visto... una specie di fumo... proprio come i fiori l'altra primavera... il pozzo di notte brillava... tutto quello che è vivo... succhiava via la vita da tutto quanto... nel sasso… deve essere arrivato in quel sasso... arriva dappertutto non so che cosa vuole... quella cosa rotonda che quelli dell'università hanno tirato fuori dal sasso... era dello stesso colore... proprio uguale, come i fiori e le piante... semi... l'ho visto la prima volta questa settimana... ti picchia nella testa e poi ti prende... ti brucia su tutto... viene da qualche posto dove le cose non sono come qui da noi... uno di quei professori ha detto così ... "E così via in un susseguirsi di informazioni spezzettate e inanellate l'una nell'altra secondo una precisa costruzione ellittica. E’ difficile puntare il dito su che cosa non va nel dialogo di Lovecraft a parte l'ovvio: è ampolloso e privo di vita, infarcito di inflessioni. Quando un dialogo funziona, lo sappiamo. Anche quando non va bene lo sappiamo: stride all'orecchio come uno strumento mal intonato.
Lovecraft era indiscutibilmente uno snob affetto da timidezza patologica (e anche un accanito razzista, le cui storie sono popolate da sinistri africani e da quel genere di congiurati ebrei che tanto preoccupavano mio zio Oren dopo la quarta o quinta birra), quel tipo di scrittore che mantiene una corrispondenza voluminosa ma ha difficoltà a stabilire rapporti personali diretti con il prossimo; fosse vivo oggi, è probabile che la sua Presenza sarebbe più vibrante soprattutto nelle varie chat-room di Internet. Scrivere bene i dialoghi è un'abilità che acquisiscono le persone più inclini a parlare e ascoltare gli altri, in particolare ascoltare, cogliendo accenti, ritmi, dialetto e slang. I lupi solitari come Lovecraft sono spesso carenti in questo settore, lo riproducono male o con la cura con cui si scriverebbe in una lingua che non fosse la propria lingua madre.
lo non so se il romanziere contemporaneo John Katzenbach è un individuo solitario o no, ma il suo romanzo Corte marziale contiene alcuni cattivi dialoghi davvero memorabili. Katzenbach è quel tipo di romanziere che fa impazzire gli insegnanti di scrittura creativa, uno splendido narratore la cui arte è guastata dall’autoripetizione (un difetto curabile) e un orecchio per il parlato che è gravemente ostruito (un difetto che probabilmente non ha rimedio). Corte marziale è un giallo ambientato in un campo di prigionia militare durante la seconda guerra mondiale, un bello spunto che diventa problematico nelle mani di Katzenbach quando entra nel vivo della vicenda. Sentite il tenente colonnello Phillip Pryce che parla ai suoi amici poco prima che i tedeschi del corpo di guardia dello Stalag Luft 13 lo portino via, non per rimpatriarlo come sostengono, ma probabilmente per fucilarlo nel bosco. Pryce afferrò di nuovo Tommy. "Tommy", bisbigliò, "questa non è una coincidenza! Niente è come sembra! Vai più a fondo! Salvalo, ragazzo mio, salvalo! Perché più che mai ora sono convinto che Scott sia innocente!... Ora siete da soli, ragazzi. E ricordatevi, conto su di voi perché resistiate! Dovete sopravvivere! Qualsiasi cosa accada!"
Si girò verso i tedeschi. "Molto bene, Hauptmann" disse in un tono improvvisamente deciso e straordinariamente calmo. "Ora sono pronto. Fate di me ciò che volete."
O Katzenbach non si rende conto che ogni parola del tenente colonnello è un cliché da film bellici anni Quaranta o ha volutamente utilizzato questo richiamo per risvegliare nel suo pubblico sentimenti di compassione, tristezza e forse nostalgia. In ogni caso, non funziona. Il solo sentire evocato dal brano è una sorta di spazientita incredulità. Ci si chiede se il testo sia mai stato visto da un editor e, in tal caso, che cosa gli o le ha impedito di usare la matita blu. Dato il considerevole talento di Katzenbach in altri aspetti dello scrivere, questa sua limitazione consolida in me l'idea che scrivere bene i dialoghi è arte oltre che mestiere.
Molti bravi scrittori di dialoghi devono avere quello che definiamo un "orecchio" naturale, proprio come certi musicisti e cantanti sono intonati perfettamente o quasi perfettamente per natura. Ecco qui un passo dal romanzo Chili con Linda di Elmore Leonard. Potete confrontarlo con i brani che vi ho proposto di Lovecraft e Katzenbach, notando prima di tutto che qui ci troviamo di fronte a un botta e risposta come Dio comanda e non davanti a un pomposo soliloquio:
Chili... rialzò la testa mentre Tommy diceva: "Tutto bene?"
"Vuoi sapere se rimorchio?"
"Parlavo del tuo lavoro. Come ti va? So che hai fatto centro con Get Leo, splendida pellicola, splendida. Vuoi che te lo dica? Era buono. Ma il seguito... come si intitolava?"
"Get Lost."
"Già, giusto quello che è successo prima che riuscissi a vederlo, è scomparso."
"Non è partito alla grande e lo hanno mollato. lo ero contrario a fare un seguito fin dal principio. Ma quello della produzione alla Tower dice che il film lo faranno, con o senza di me. Mi sono detto, be', metti che mi venga fuori una storia buona ... "
Due uomini a pranzo a Beverly Hills e sappiamo subito che sono entrambi attori. Può darsi che siano fasulli (ma forse no), però li si prendono subito così come sono nel contesto del racconto di Leonard; anzi, li accogliamo a braccia aperte. Il loro dialogo è così realistico che non possiamo non provare anche il colpevole piacere che coglie chi si inserisce e quindi origlia una conversazione interessante. Ci giungono anche, sebbene in pennellate approssimative, indizi sul carattere. Siamo all'inizio del romanzo e Leonard è un professionista esperto. Sa di non dover buttar dentro tutto subito. Tuttavia non veniamo forse a sapere qualcosa del carattere di Tommy quando assicura Chili che Get Leo non è solo splendido, ma anche buono?
Possiamo domandarci se un dialogo del genere sia fedele alla vita quotidiana o solo a una certa idea della vita, una certa immagine stereotipata degli attori di Hollywood, dei pranzi hollywoodiani, degli affari come si trattano a Hollywood. E’ un interrogativo più che lecito e la risposta è: forse qualcosa di artefatto c'è. Ciononostante alle nostre orecchie il dialogo suona autentico; quando è al suo mglio (e sebbene Chili con Linda sia molto piacevole, è lontano dai suoi lavori migliori), Elmore Leonard è capace di una sorta di poesia di strada. L’abilità necessaria a scrivere dialoghi di questo genere viene da anni di pratica; l'arte viene da un'immaginazione creativa che lavora sodo e si diverte.
Come per tutti gli altri aspetti della fiction, la chiave per scrivere buoni dialoghi è la sincerità. Se siete sinceri nel riferire le parole che escono dalla bocca dei vostri personaggi, scoprirete di esservi esposti a una nutrita salva di critiche. Non passa settimana senza che io riceva almeno una lettera incazzata (di solito più di una) che mi accusa di essere volgare, razzista, omofobico, brutale, frivolo, se non di essere uno psicopatico tout court. Nella maggioranza dei casi a mandare in fibrillazione i miei corrispondenti sono brani di dialogo: "Scendiamo da questa cazzo di Dodge" o "Non ci prendono molto bene i musi neri da queste parti" o "Che cosa cazzo credi di fare, pezzo di frocio?"
Mia madre, pace all'anima sua, non approvava le parolacce e le espressioni volgari, diceva che erano "la lingua dell'ignorante". Ciò tuttavia non le impediva di esclamare: "Oh, merda!" se bruciava l'arrosto o si pestava il pollice martellando un chiodo nel muro. Né impedisce ai più di noi, cristiani o pagani, di uscircene con espressioni analoghe (se non più forti) quando il cane vomita sul tappeto buono di casa o l'automobile casca dal cric. E’ importante dire la verità; da essa dipendono molte cose, come ha quasi detto William Carlos Williams scrivendo di quella carriola rossa. Ci saranno i puristi bacchettoni a cui la parola "merda" non piace ed è possibile che non piaccia molto nemmeno a voi, ma certe volte dall'espressione volgare non si può sfuggire: non si è mai sentito di un bambino che corra da sua madre a riferirle che la sorellina ha appena "defecato" nella vasca da bagno. Immagino che potrebbe dire che ha fatto "il bisogno grosso" o "ha sporcato", ma temo che "ha fatto la cacca" resterebbe la scelta più naturale (si sa che il boccale piccolo ha manici grandi).
Dovete dire la verità perché il vostro dialogo abbia le risonanze e il realismo di cui Corte marziale, per quanto abbia una buona storia, è così tristemente carente, ma questa onestà deve essere applicata fino in fondo, cioè anche a quello che scappa di bocca a chi si pesta un pollice con il martello. Se sostituite "Oh, merda!" con "Oh, marmo" per riguardo verso la Lega per la lotta contro la volgarità, trasgredite a una norma del tacito contratto che esiste tra scrittore e lettore: la vostra promessa di dire la verità su come la gente si comporta e parla attraverso lo strumento di una storia inventata.
D'altra parte può benissimo esserci uno fra i vostri personaggi (la vecchia zia nubile del protagonista, per esempio) che esclama "Oh, marmo" invece di "Oh, merda" dopo essersi pestata il pollice con un martello. Saprete come esprimervi se conoscete il vostro personaggio, e noi impareremo di lui (o lei) qualcosa di più, che ce lo renderà più vivo e interessante. Il trucco sta nel lasciare che ciascun personaggio parli liberamente, senza preoccuparsi dell'approvazione della suddetta Lega o del Circolo femminile cristiano di lettura. Comportarsi diversamente sarebbe da vigliacchi oltre che da disonesti e, credetemi, scrivere fiction in America agli albori del ventunesimo secolo non è mestiere per intellettuali vigliacchi. Il mondo è popolato da aspiranti censori e, sotto sotto, mirano tutti alla stessa cosa: vogliono che voi vediate il mondo come lo vedono loro... o ,che almeno teniate la bocca chiusa su quello che vedete voi e che se ne discosta. Sono tutti agenti dello status quo. Non necessariamente gentaglia, ma gente pericolosa, se per caso credete nella libertà intellettuale.
Si dà il caso che io concordi con mia madre: parolacce e volgarità sono veramente la lingua dell'ignorante e i verbalmente invalidi. Quasi sempre, perché le eccezioni esistono, tra le quali certi aforismi volgari ricchi di coloritura e vivacità. "Sono più indaffarato di un uomo con una gamba sola in una gara di calci in culo", "I desideri in una mano, la merda nell'altra, vedi tu quale si riempie prima" sono espressioni che, come varie altre simili, non si addicono ai salotti, ma non mancano certo di forza figurativa. Oppure consideriamo questo brano tratto da Brain Storm di Richard Dooling, dove la volgarità diventa poesia:"Reperto A: un rustico pene capoccione, un barbaro sorcovoro senza un bruscolo di decenza. Il muscolzone dei mascalzoni. Un tanghero spregevole e vermiforme con un luccichio serpentino nell'occhio solo. Un turco gozzoviglioso che colpisce nelle buie cripte di carne come un fulmine fallico. Un cagnaccio avido in cerca di ombre, umidi pertugi, estasi passeriformi e sonno ... "
Sebbene non sia proposto nella forma del dialogo, voglio citare qui un altro passo tratto da Dooling perché è una dimostrazione dell'opposto: e cioè si può raggiungere un grado di scrittura ammirevole senza far assolutamente ricorso alla volgarità:
Gli montò a cavalcioni e si preparò al necessario collegamento tra porte, adapter maschio e femmina pronti, I/0 attivato, server/client, master/slave. Null'altro che una coppia di macchine biologiche high-end che si apprestano a un contatto a caldo con modem via cavo e al reciproco accesso ai rispettivi processori front-end.
Se io fossi come Henry James o Jane Austen, che scrivevano solo di zerbinotti o di acculturati universitari, non dovrei mai usare parolacce o espressioni volgari; forse nessuno dei miei libri sarebbe stato bandito dalle biblioteche scolastiche d'America e non avrei ricevuto una lettera da un servizievole fondamentalista che vuole farmi sapere che brucerò all'inferno, dove tutti i miei milioni di dollari non mi serviranno per acquistare neppure un solo sorso di acqua. lo non sono tuttavia cresciuto tra persone di quel genere. lo sono cresciuto nella piccolissima borghesia americana e quello è l'ambiente di cui posso scrivere con la maggiore onestà e cognizione di causa. Significa che dicono più spesso merda che marmo quando si pestano il pollice, ma è una condizione con cui mi sono pacificato. Né, per la verità, con essa ero mai stato in guerra.
Quando ricevo una di Quelle Lettere o mi trovo di fronte a una nuova recensione in cui mi si accusa di essere volgare e incolto - come in certa misura sono - trovo conforto nelle parole del verista Frank Norris, che scrisse a cavallo dei due secoli e che annovera tra i suoi romanzi The Octopus, The Pit e Una storia di San Francisco: McTeague, un libro veramente grande. Norris raccontò di appartenenti alla classe lavoratrice nei ranch, nei mestieri umili metropolitani, nelle fabbriche. McTeague, il protagonista della più bella opera di Norris, è un dentista incolto. I libri di Norris suscitarono non poca indignazione generale, alla quale rispose con compassato sdegno: "Che cosa mi importa delle loro opinioni? lo non sono mai stato servile. Ho raccontato loro la verità".
Certe persone non vogliono sentire la verità, naturalmente, ma questo non è un problema vostro. Voi avreste un problema se voleste fare lo scrittore senza voler essere franchi. Il modo di esprimersi, rozzo o elegante, è un indice del carattere; può anche essere una ventata di aria fresca in una stanza che certa gente preferirebbe tenere chiusa. Alla fine l'interrogativo importante non ha niente a che vedere con il sacro o il profano che mettete in bocca ai personaggi della vostra storia; il solo interrogativo è come suona sulla pagina e all'orecchio. Se volete che suoni sincero, dovete parlare in prima persona. Ancor più importante, dovete chiudere la bocca e ascoltare gli altri."

30 ottobre 2010
Curare le nostre opere. 10 semplici regole!
Qualche regola per curare meglio le nostre opere.
1) ELIMINARE LE PAROLE INUTILI. Spesso, senza accorgercene, tendiamo ad appesantire i nostri scritti con parole inutili che "allungano il brodo", che tolgono dinamicità al racconto e che lo rendono mediocre rispetto a quello che potrebbe essere con un'accorta e coraggiosa revisione. Non dobbiamo avere paura, dobbiamo essere forti ed accettare che spesso per saltare alla pagina successiva aggiungiamo qualche parolina qua e là e qualche frase inutile, che sicuramente non piacerà affatto al lettore e neanche all'editore, specie se siamo scrittori esordienti (i quali non si possono permettere mai nulla). Quindi, vi dico, omettiamo le parole superflue, rivediamo il nostro racconto e tagliamo tutto quello che non è essenziale. Il consiglio che mi sono permessa di darvi viene niente meno che da uno
dei migliori manuali di scrittura quale "Elements of style", di Strunk and White. " quindi, predetelo in considerazione.
2) ELIMINARE LA MAGGIORANZA DEGLI AGGETTIVI E DEGLI AVVERBI. Tutti lo dicono ma nessuno lo fa, nemmeno io. Mea culpa. Ma almeno devo consigliarlo a chi mi segue e anche a me stessa. Gli elementi più importanti del racconto sono verbi e sostantivi, le parti della frase dotate di maggiore potenza. Sono i verbi ad essere gli elementi più importanti della storia perché caratterizzano l'azione, che è il nucleo di qualunque racconto. è inutile appesantire i verbi con una catasta di avverbi soltanto nel tentativo di abbellire i nostri scritti perchè rischiamo di ottenere l'effetto contrario. Ancora una volta, perdiamo dinamicità e diventiamo noiosi. Moody dice "Eliminate tutti gli aggettivi e gli avverbi, poi alla fine aggiungeretene nuovamente qualcuno qua e là", e ancora, "mettete nei racconti più azione, più dialogo".
3) IL RITMO. Fate attenzione alla lunghezza delle frasi. È importante tenere conto della musicalità delle frasi che si susseguono, del ritmo che si snoda nel paragrafo e nell'intero racconto. Con frasi troppo lunghe rischiate di perdere il filo e il tono in cui leggete nella vostra mente o a voce alta, nel caso contrario, solo frasi corte potrebbero assomigliare ad una lista della spesa malriuscita.
4) EVITARE I VERBI "ESSERE" E "AVERE". È una raccomandazione molto semplice: si tende molto a usare la forma "X è questo", "X è quello", poiché come si è detto prima la forza della scrittura è nei verbi, è necessario usare verbi che siano più incisivi, più suggestivi e originali.
5) EVITARE RIME E ALLITTERAZIONI. È necessario evitare di ricorrere agli effetti della scrittura poetica quando si scrive prosa, proprio perché nello scrivere prosa quello su cui ci si deve concentrare è la narrazione, altrimenti il rischio è di dimenticarsi della narrazione e di finire con l'essere semplicemente "esornativi".
6) SEMPLIFICARE I TEMPI VERBALI. Anche se in certe opere risulta piacevole, bisogna cercare di usare un solo tempo quando si scrive e quindi evitare di fare troppi salti temporali all'interno di uno stesso racconto, altrimenti si corre il rischio che il lettore possa fare confusione e sia costretto a rileggere (punto a nostro sfavore).
7) NON FARE TROPPE RIPETIZIONI, TUTTAVIA QUALCUNA POTREBBE ANCHE RISULTARE PIACEVOLE. A volte si possono ottenere effetti molto belli con la ripetizione di detrminate strutture o periodi prima di introdurre un periodo molto diverso, magari più denso o complicato. Questo sempre a proposito della musicalità della scrittura. Non bisogna però inciampare i ripetizioni di una stessa parola all'interno di una frase, del tipo "il comandante comandò" oppure "lo scrittore scrisse uno scritto" altrimenti, vi dico, siamo rovinati!
8) NON ESAGERARE CON LE SIMILITUDINI. Il pericolo è quello di fare costanti paragoni con altre cose, e mentre ci sembra di essere molto profondi, in realtà stiamo solo facendo perdere la nostra storia di efficacia. Quindi un corollario è che, se si vogliono usare similitudini, è meglio fare paragoni tra cose che sono estremamente distanti tra loro, non tra cose vicine o prevedibili.
9) USARE TUTTI I 5 SENSI. Una cosa che si fa spesso è quella di usare soltanto la vista, invece è molto importante lasciare lo spazio anche all'udito, all'olfatto, al gusto e al tatto così da rendere i nostri scritti molto più strutturati e piacevoli, capaci di coinvolgere il lettore a 360 gradi.
10)NON SEGUIRE ALLA LETTERA I 9 CONSIGLI SOPRA INDICATI. Sono consapevole che non è affatto facile seguire i consigli che vi ho appena dato, e con tutta franchezza ammetto di non riuscirci neanche io quindi vi dico, non importa se riuscite a metterli in pratica fino in fondo, basta soltanto che li teniate bene a mente quando scrivere, così da commettere meno errori possibile. Non vi dirò quante parole occorre che scriviate al giorno per essere dei buoni scrittori perchè proprio non lo so e perchè ritengo che nessuno lo sappia. Il mio fidanzato dice una cosa sacra: BATTI IL FERRO FINCHè è CALDO, ed è quello che dibbiamo fare. Darci dentro finchè siamo freschi ed abbiamo idee...e quando siete stanchi fermatevi, predetevi il vostro tempo perchè la scrittura è un processo lento e la revisione lo è ancora di più (anche noiosa, a parere mio, ma molti la trovano eccitante).
1) ELIMINARE LE PAROLE INUTILI. Spesso, senza accorgercene, tendiamo ad appesantire i nostri scritti con parole inutili che "allungano il brodo", che tolgono dinamicità al racconto e che lo rendono mediocre rispetto a quello che potrebbe essere con un'accorta e coraggiosa revisione. Non dobbiamo avere paura, dobbiamo essere forti ed accettare che spesso per saltare alla pagina successiva aggiungiamo qualche parolina qua e là e qualche frase inutile, che sicuramente non piacerà affatto al lettore e neanche all'editore, specie se siamo scrittori esordienti (i quali non si possono permettere mai nulla). Quindi, vi dico, omettiamo le parole superflue, rivediamo il nostro racconto e tagliamo tutto quello che non è essenziale. Il consiglio che mi sono permessa di darvi viene niente meno che da uno
dei migliori manuali di scrittura quale "Elements of style", di Strunk and White. " quindi, predetelo in considerazione. 2) ELIMINARE LA MAGGIORANZA DEGLI AGGETTIVI E DEGLI AVVERBI. Tutti lo dicono ma nessuno lo fa, nemmeno io. Mea culpa. Ma almeno devo consigliarlo a chi mi segue e anche a me stessa. Gli elementi più importanti del racconto sono verbi e sostantivi, le parti della frase dotate di maggiore potenza. Sono i verbi ad essere gli elementi più importanti della storia perché caratterizzano l'azione, che è il nucleo di qualunque racconto. è inutile appesantire i verbi con una catasta di avverbi soltanto nel tentativo di abbellire i nostri scritti perchè rischiamo di ottenere l'effetto contrario. Ancora una volta, perdiamo dinamicità e diventiamo noiosi. Moody dice "Eliminate tutti gli aggettivi e gli avverbi, poi alla fine aggiungeretene nuovamente qualcuno qua e là", e ancora, "mettete nei racconti più azione, più dialogo".
3) IL RITMO. Fate attenzione alla lunghezza delle frasi. È importante tenere conto della musicalità delle frasi che si susseguono, del ritmo che si snoda nel paragrafo e nell'intero racconto. Con frasi troppo lunghe rischiate di perdere il filo e il tono in cui leggete nella vostra mente o a voce alta, nel caso contrario, solo frasi corte potrebbero assomigliare ad una lista della spesa malriuscita.
4) EVITARE I VERBI "ESSERE" E "AVERE". È una raccomandazione molto semplice: si tende molto a usare la forma "X è questo", "X è quello", poiché come si è detto prima la forza della scrittura è nei verbi, è necessario usare verbi che siano più incisivi, più suggestivi e originali.
5) EVITARE RIME E ALLITTERAZIONI. È necessario evitare di ricorrere agli effetti della scrittura poetica quando si scrive prosa, proprio perché nello scrivere prosa quello su cui ci si deve concentrare è la narrazione, altrimenti il rischio è di dimenticarsi della narrazione e di finire con l'essere semplicemente "esornativi".
6) SEMPLIFICARE I TEMPI VERBALI. Anche se in certe opere risulta piacevole, bisogna cercare di usare un solo tempo quando si scrive e quindi evitare di fare troppi salti temporali all'interno di uno stesso racconto, altrimenti si corre il rischio che il lettore possa fare confusione e sia costretto a rileggere (punto a nostro sfavore).
7) NON FARE TROPPE RIPETIZIONI, TUTTAVIA QUALCUNA POTREBBE ANCHE RISULTARE PIACEVOLE. A volte si possono ottenere effetti molto belli con la ripetizione di detrminate strutture o periodi prima di introdurre un periodo molto diverso, magari più denso o complicato. Questo sempre a proposito della musicalità della scrittura. Non bisogna però inciampare i ripetizioni di una stessa parola all'interno di una frase, del tipo "il comandante comandò" oppure "lo scrittore scrisse uno scritto" altrimenti, vi dico, siamo rovinati!
8) NON ESAGERARE CON LE SIMILITUDINI. Il pericolo è quello di fare costanti paragoni con altre cose, e mentre ci sembra di essere molto profondi, in realtà stiamo solo facendo perdere la nostra storia di efficacia. Quindi un corollario è che, se si vogliono usare similitudini, è meglio fare paragoni tra cose che sono estremamente distanti tra loro, non tra cose vicine o prevedibili.
9) USARE TUTTI I 5 SENSI. Una cosa che si fa spesso è quella di usare soltanto la vista, invece è molto importante lasciare lo spazio anche all'udito, all'olfatto, al gusto e al tatto così da rendere i nostri scritti molto più strutturati e piacevoli, capaci di coinvolgere il lettore a 360 gradi.
10)NON SEGUIRE ALLA LETTERA I 9 CONSIGLI SOPRA INDICATI. Sono consapevole che non è affatto facile seguire i consigli che vi ho appena dato, e con tutta franchezza ammetto di non riuscirci neanche io quindi vi dico, non importa se riuscite a metterli in pratica fino in fondo, basta soltanto che li teniate bene a mente quando scrivere, così da commettere meno errori possibile. Non vi dirò quante parole occorre che scriviate al giorno per essere dei buoni scrittori perchè proprio non lo so e perchè ritengo che nessuno lo sappia. Il mio fidanzato dice una cosa sacra: BATTI IL FERRO FINCHè è CALDO, ed è quello che dibbiamo fare. Darci dentro finchè siamo freschi ed abbiamo idee...e quando siete stanchi fermatevi, predetevi il vostro tempo perchè la scrittura è un processo lento e la revisione lo è ancora di più (anche noiosa, a parere mio, ma molti la trovano eccitante).
Etichette:
Consigli per gli aspiranti scrittori,
Curare le opere,
Marco,
Scrivere
4 maggio 2010
Per Daria: consigli per iniziare a scrivere
Ieri pomeriggio alle 15.00, Daria in un commento mi ha ch
iesto come si inizia a scrivere.
Io stamattina ho tentato di risponderle commentando l'ultimo suo post, ma ho notato che andavo dilungandomi troppo, come sempre, così ho deciso di dedicarle un intero post hehehe!
Allora, carissima Daria, ti dirò che non è facile rispondere alla tua domanda, anche se in qualche modo lo farò, fidati di me!
Prima di tutto devi domandarti perchè vuoi cominciare a scrivere qualcosa e che cosa...
Io x esempio ho cominciato a scrivere per solitudine. Fino a poco tempo fa mi vergognavo ad ammetterlo, ma adesso no:
iesto come si inizia a scrivere.Io stamattina ho tentato di risponderle commentando l'ultimo suo post, ma ho notato che andavo dilungandomi troppo, come sempre, così ho deciso di dedicarle un intero post hehehe!
Allora, carissima Daria, ti dirò che non è facile rispondere alla tua domanda, anche se in qualche modo lo farò, fidati di me!
Prima di tutto devi domandarti perchè vuoi cominciare a scrivere qualcosa e che cosa...
Io x esempio ho cominciato a scrivere per solitudine. Fino a poco tempo fa mi vergognavo ad ammetterlo, ma adesso no:
HO COMINCIATO A SCRIVERE PER SOLITUDINE e non solo, HO SCRITTO X DIMOSTRARE QUALCOSA A ME STESSA E A KI MI CIRCONDA perchè SOFFRO DI FOBIA SCOLARE e questo mi impedisce di diplomarmi anno dopo anno!
Scrivere in caratteri cubitali mi fa sentire ancora + libera ^_^, tornando a noi, ti dico che prima di tutto devi domandarti perchè vuoi scrivere qualcosa e quanto del tuo tempo e della tua buona volontà e della tua dedizione sei disposta ad investire!
(Fallo seriamente ma non troppo seriamente perchè tanto le pagine, vedrai, ti si riempiranno da sole!)
Presa la tua decisione IO VOGLIO SCRIVERE, ti ritroverai di fronte al genere da scegliere e di fronte alla storia da inventare.
Non avendo alcuna esperienza, il mio primo libro (quello che sto correggendo) l'ho cominciato inventando personaggi, trama,
ideando paesaggi, disegnando cartine geografiche del mondo immaginario in cui si ambienta adesso la storia e tracciandovi i percorsi che i personaggi avrebbero potuto seguire, immaginando nemici che avrebbero dovuto affrontare! Tutto alla rinfusa xò, senza uno schema ben preciso nella mia mente...quello è venuto dopo (avevo 14 anni e come vedi, a 21 ti dico che scrivo realmente da al massimo 2 o 3 anni).
Premesso che sono convinta che ognuno abbia un modo tutto suo per iniziare e che io sono una mezza calzetta x adesso, posso comunque aiutarti a non farti perdere troppo tempo e quindi consigliarti di sederti in un posticino accogliente e ranquillo, quello in cui riesci a trovare ispirazione, e cominciare a pensare.
Carta e penna, niente pc.
Pensa e non scrivere nulla fino a quando non sentirai un impulso irrefrenabile.
Questo è quanto ho fatto in questi giorni per la stesura dl prima bozza dl trama del thriller-horror che ho intenzione di scrivere: mi sono seduta al bar e pensa pensa pensa e scrivi scrivi scrivi appunti, mi sono ritrovata con 7 pagine di trama, protagonista con passato, presente e futuro abbastanza soddisfacente, personaggi secondari, antagonista e finale!
In modo concreto ti indicherò alcuni punti da seguire, con molta umiltà perchè ti avverto che potresti non riscontrare nei miei consigli un aiuto valido oppure potresti vincere un premio nobel... ^_^
ninfa_dei_boschi@hotmail.it
Spero di esserti stata utile!
Melina
(Fallo seriamente ma non troppo seriamente perchè tanto le pagine, vedrai, ti si riempiranno da sole!)
Presa la tua decisione IO VOGLIO SCRIVERE, ti ritroverai di fronte al genere da scegliere e di fronte alla storia da inventare.
Non avendo alcuna esperienza, il mio primo libro (quello che sto correggendo) l'ho cominciato inventando personaggi, trama,
ideando paesaggi, disegnando cartine geografiche del mondo immaginario in cui si ambienta adesso la storia e tracciandovi i percorsi che i personaggi avrebbero potuto seguire, immaginando nemici che avrebbero dovuto affrontare! Tutto alla rinfusa xò, senza uno schema ben preciso nella mia mente...quello è venuto dopo (avevo 14 anni e come vedi, a 21 ti dico che scrivo realmente da al massimo 2 o 3 anni).Premesso che sono convinta che ognuno abbia un modo tutto suo per iniziare e che io sono una mezza calzetta x adesso, posso comunque aiutarti a non farti perdere troppo tempo e quindi consigliarti di sederti in un posticino accogliente e ranquillo, quello in cui riesci a trovare ispirazione, e cominciare a pensare.
Carta e penna, niente pc.
Pensa e non scrivere nulla fino a quando non sentirai un impulso irrefrenabile.
Questo è quanto ho fatto in questi giorni per la stesura dl prima bozza dl trama del thriller-horror che ho intenzione di scrivere: mi sono seduta al bar e pensa pensa pensa e scrivi scrivi scrivi appunti, mi sono ritrovata con 7 pagine di trama, protagonista con passato, presente e futuro abbastanza soddisfacente, personaggi secondari, antagonista e finale!
In modo concreto ti indicherò alcuni punti da seguire, con molta umiltà perchè ti avverto che potresti non riscontrare nei miei consigli un aiuto valido oppure potresti vincere un premio nobel... ^_^
- Prima di tutto mettiti seduta con carta e penna comincia a pensare.
- Metti giù una prima bozza di informazioni, tutto quello che ti passa per la testa, e vedrai che scrivendola prenderanno forma ambientazioni, timide bozze di personaggi e la storia in sè.
- Scrivi una trama da seguire, anche se t avviso a priori che non la seguirai realmente perchè quando sarai nel pieno della creatività le parole ti condurranno altrove. Dovrai però essere brava a non perdere il filo logico.
- Creato un inizio, uno svolgimento ed una fine sul quale camminare, ti consiglio di fare le famose SCHEDE DEI PERSONAGGI (alle quali ho dedicato anche un post). Creane alcune seguendo lo schema, almeno per il protagonista, i suoi compagni se ne avrà, l'antagon
ista e chiunque riterrai importante per lo svolgimento della storia. Le schede dei personaggi ti aiuteranno molto a tenere sempre presente l'aspetto e le caratteristiche dei tuoi personaggi, ma soprattutto a definire il loro carattere che non dovrà cambiare via via nel corso della storia a meno che la storia stessa non lo richieda. - Cosa mooolto importante è dare uno scopo a quello che andrai a scrivere, inserirvi un messaggio di vita, condurre il protagonista al raggiungimento dei suoi obiettivi o al fallimento (dipende dai punti di vista! Non devi mica per forza dare un buon messaggio!)
- Fatte le schede e quindi inventati i personaggi, inventata l'ambientazione e la trama da seguire, prima di cominciare col CAPITOLO I a pc ti consiglio di dividere in sequenze la trama, non per farne capitoli ma delle scene che poi magari suddividerai in capitoli, paragrafi o altro a tuo piacimento!
- Ricordati di scegliere il punto di vista, ti consiglio la terza persona, di non usare paroloni difficili o frasi troppo lunghe, di non perderti nelle descrizioni dimenticando ql ke stavi dicendo, di curare la musicalità dl frasi e soprattutto di dare sempre un SENSO ai dialoghi!
- ultimi consigli: scrivi il capitolo, terminalo sempre in modo tale che al lettore verrà voglia di andare a sbirciare in quello successivo, correggilo, rileggilo, chiudilo e riaprilo dopo uno o due mesi quindi correggi, rileggi e posa. Questo per ogni capitolo!
ninfa_dei_boschi@hotmail.it
Spero di esserti stata utile!
Melina
20 marzo 2010
La Scheda del Personaggio
Ogni scrittore (o aspirante :D) che si rispetti deve assolutamente avere una bella cartellina colorata con su scritto a caratteri cubitali, rigorosamente in stampatello, con pennarello indelebile magari:
SCHEDE DEI PERSONAGGI
La Scheda del Personaggio è un "rapporto dettagliato" sulle origini, gli usi, i costumi, la religione, l'aspetto fisico e il carattere del personaggio che voi volete catalogare e inserire nella vostra cartellina, insomma un bell'insieme di informazioni utili per tenere bene in mente chi è l'individuo del quale state parlando, da dove viene, e soprattutto quali sono le sfumature più accese del suo carattere. Tale scheda servirà a non farvi cadere in errori molto comuni come confondere i caratteri e/o le caratteristiche dei vari personaggi che popolano il vostro romanzo; a ricordarvi che pinco ha un neo sul naso mentri tizio ha un callo sulla mano e caio invece un'occhio azzurro e uno nero... Credo tutto sommanto di essermi spiegata, sempre a modo mio :D Adesso vi fornirò un semplicissimo schema che potrete copiaincollare in word e che dovrete compilare con i dati del personaggio che avete deciso di catalogare. Da tenere bene in mente che i personaggi da catalogare sono soprattutto: protagonista, antagonista, aiutanti dell'uno e dell'altro e anche personaggi secondari, magari, che possono ricomparire in parti diverse del romanzo e che necessitano assolutamente di unaa scheda che vi rinfresci velocissimamente la memoria!
SCHEMA PER LA SCHEDA DEL PERSONAGGIO
1 - Nome e cognome, per intero
2 - Nomignolo
3 - Razza o specie (elfi, nani, giganti, troll se si tratta di fantasy)
4 - Sesso, età e luogo di nascita
5 - Dove vive attualmente
6 -Mestiere/altro
7 - Ceto sociale
8 - Nucleo familiare
9 - Religione
10 - Aspetto fisico
11 - Abbigliamento
12 - Armi
13 - Segni particolari
14 - Carattere
15 - Pregi e difetti
16 - Paure
17 - Doti
18 - Cosa pensa di se stesso
19 - Obiettivi da raggiungere
Questo è più o meno uno schema da seguire che ho stilato per me e per voi, cche potrete modificare, abbreviare o allungare a vostro piacimento! Spero di essere stata utile.
Melina
SCHEMA PER LA SCHEDA DEL PERSONAGGIO
1 - Nome e cognome, per intero
2 - Nomignolo

3 - Razza o specie (elfi, nani, giganti, troll se si tratta di fantasy)
4 - Sesso, età e luogo di nascita
5 - Dove vive attualmente
6 -Mestiere/altro
7 - Ceto sociale
8 - Nucleo familiare
9 - Religione
10 - Aspetto fisico
11 - Abbigliamento
12 - Armi
13 - Segni particolari
14 - Carattere
15 - Pregi e difetti
16 - Paure
17 - Doti
18 - Cosa pensa di se stesso
19 - Obiettivi da raggiungere
Questo è più o meno uno schema da seguire che ho stilato per me e per voi, cche potrete modificare, abbreviare o allungare a vostro piacimento! Spero di essere stata utile.
Melina
16 febbraio 2010
Qualche notizia sul Fantasy
Il Fantasy è un genere narrativo che fonde insieme elementi di altri diversi generi come ad esempio quelli della fiaca, dell'avventura, del mio ma anche della fantascienza, del cavalleresco, dell'horror e del giallo.
Si tratta fondamentalmente di una narrazione ambientata in mondi immaginari, popolati da creature fiabesche, da malvagi e da impavidi eroi, e che riserva ampio spazio alla magia e al soprannaturale.
Non si tratta però assolutamente di una narrazione di pura evasione, bensì di una narrazioni intenzionata a evidenziare l'importanza del valori, delle virtù come l'onestà, la lealtà, il senso di giustizia e il senso patriottico, l'esaltazione dei sentimenti positivi o negativi che siano, l'eterna lotta fra il Bene e il Male.
Con un'attenta riflessione, ci si potrà rendere conto che molta delle letteratura del passato costituisce una forma di Fantasy. Basta pensare ai poemi medievali dell'epica nordica o anche al ciclo dei romanzi di Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda. In quest "rappresentazioni" vige sempre la magia, un'impresa eroica, un viaggio spirituale e morale.
I temi tipici del Fantasy sono quindi:
- La magia, che condiziona quasi tutti gli avvenimenti;
- La lotta tra il Bene e il Male;
- Il viaggio verso un luogo predestinato;
- Una ricerca, che sia di un oggetto magico/prezioso, di una persona, di qualcosa dalla quale dipenda la salvezza del singolo o della collettività;
(Mi rendo conto delle centinaia di sfaccettature che potrebbero esserci ancora per cui mi fermo a queste quattro semplici cose...)
La struttura narrativa del Fantasy è caratterizzata da una notevole complessità dell'intreccio in quanto da una quasi sempre problematica situazione iniziale, inizia la vicenda caratterizzata da continui conflitti (duelli, guerre, malattie, rapimenti) fra protagonisti e antagonisti, fino a giungere alla situazione finale che prevede la vittoria dei protagonisti e la morte o la punizione dei colpevoli. (Aggiungerei che non necessariamente in protagonista deve essere il "buono" della situazione...)
I personaggi inoltre, hanno caratteristiche particolari infatti nella maggior parte dei casi si tratta di creature fiabesche e mitologiche come maghi, gnomi, elfi, nani, draghi, fate, folletti...; in altri casi di principi e guerrieri straordinariamente forti e coraggiosi; in altri casi ancora si tratta di creature dai poteri soprannaturali.
L'ambientazione, anche cronologia, è vaga e indefinita. Il tempo si colloca spesso in un tempo lontano e passato (medioevo fiabesco) oppure in un lontano futuro; i luoghi anche richiamano epoche passate e/o future, città meravigliose o cupe e minacciose. Si tratta sempre di luoghi misteriosi, castelli, foreste impenetrabili, caverne oscure, paludi, montagne, deserti...
Da un punto di vista linguistico, il Fantasy è quasi sempre caratterizzato da una narrazione in terza persona (anche se a me piacerebbe scrivere in futuro qualcosa in prima persona); da un linguaggio ricco di narrazioni e di figure retoriche; frequenti descrizioni di luoghi e persone per creare speciali atmosfere; frequente ricorso alla suspense e di colpi di scena.
Sperando di essere stata utile scappo a truccarmi perchè sono a pranzo dal mio luiiiii!
Si tratta fondamentalmente di una narrazione ambientata in mondi immaginari, popolati da creature fiabesche, da malvagi e da impavidi eroi, e che riserva ampio spazio alla magia e al soprannaturale.
Non si tratta però assolutamente di una narrazione di pura evasione, bensì di una narrazioni intenzionata a evidenziare l'importanza del valori, delle virtù come l'onestà, la lealtà, il senso di giustizia e il senso patriottico, l'esaltazione dei sentimenti positivi o negativi che siano, l'eterna lotta fra il Bene e il Male.
Con un'attenta riflessione, ci si potrà rendere conto che molta delle letteratura del passato costituisce una forma di Fantasy. Basta pensare ai poemi medievali dell'epica nordica o anche al ciclo dei romanzi di Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda. In quest "rappresentazioni" vige sempre la magia, un'impresa eroica, un viaggio spirituale e morale.
I temi tipici del Fantasy sono quindi:
- La magia, che condiziona quasi tutti gli avvenimenti;
- La lotta tra il Bene e il Male;
- Il viaggio verso un luogo predestinato;
- Una ricerca, che sia di un oggetto magico/prezioso, di una persona, di qualcosa dalla quale dipenda la salvezza del singolo o della collettività;
(Mi rendo conto delle centinaia di sfaccettature che potrebbero esserci ancora per cui mi fermo a queste quattro semplici cose...)
La struttura narrativa del Fantasy è caratterizzata da una notevole complessità dell'intreccio in quanto da una quasi sempre problematica situazione iniziale, inizia la vicenda caratterizzata da continui conflitti (duelli, guerre, malattie, rapimenti) fra protagonisti e antagonisti, fino a giungere alla situazione finale che prevede la vittoria dei protagonisti e la morte o la punizione dei colpevoli. (Aggiungerei che non necessariamente in protagonista deve essere il "buono" della situazione...)
I personaggi inoltre, hanno caratteristiche particolari infatti nella maggior parte dei casi si tratta di creature fiabesche e mitologiche come maghi, gnomi, elfi, nani, draghi, fate, folletti...; in altri casi di principi e guerrieri straordinariamente forti e coraggiosi; in altri casi ancora si tratta di creature dai poteri soprannaturali.
L'ambientazione, anche cronologia, è vaga e indefinita. Il tempo si colloca spesso in un tempo lontano e passato (medioevo fiabesco) oppure in un lontano futuro; i luoghi anche richiamano epoche passate e/o future, città meravigliose o cupe e minacciose. Si tratta sempre di luoghi misteriosi, castelli, foreste impenetrabili, caverne oscure, paludi, montagne, deserti...
Da un punto di vista linguistico, il Fantasy è quasi sempre caratterizzato da una narrazione in terza persona (anche se a me piacerebbe scrivere in futuro qualcosa in prima persona); da un linguaggio ricco di narrazioni e di figure retoriche; frequenti descrizioni di luoghi e persone per creare speciali atmosfere; frequente ricorso alla suspense e di colpi di scena.
Sperando di essere stata utile scappo a truccarmi perchè sono a pranzo dal mio luiiiii!
14 gennaio 2010
Tratto da - On Writing - di Stephen King
Ho inserito questo post anche in Eco di Pioggia perchè trovo questo stralcio di brano, oltre che immensamente interessante, estremamente piacevole ed emozionante per il cuore di uno scrittore...
Sì, dico scrittore rivolgendomi anche a me e a chi come me è soltanto aspirante di una delle arti più belle di questo mondo...
Non si è forse ciò che si desidera essere?
"Guardate: qui c'è un tavolo con una tovaglia rossa. Sul tavolo c'è una gabbia grande come un piccolo acquario. Nella gabbia c'è un coniglio bianco con il naso rosa e gli occhi cerchiati di rosa. Nelle zampe anteriori ha un mozzicone di carota che sta sgranocchiando tutto contento. Sulla schiena, chiaramente segnato in inchiostro blu, c'è il numero 8.
Vediamo la stessa cosa? Dovremmo incontrarci e confrontare gli appunti per esserne matematicamente sicuri, ma io credo di sì. Ci saranno inevitabili varianti, si capisce: alcuni riceventi vedranno una tovaglia color rosso robbia, qualcuno la vedrà scarlatta, altri vedranno altre gradazioni. (Per i riceventi daltonici, la tovaglia rossa è del grigio scuro della cenere di sigaro.) Qualcuno vedrà orli merlettati, qualcuno lisci. Gli animi più decorativi vi aggiungeranno un po' di pizzo... ma per piacere: la mia tovaglia è la vostra tovaglia, sbizzarritevi pure.
La gabbia lascia parimenti ampio spazio all'interpretazione individuale. Per cominciare è descritta in termini di paragone approssimativo, utile solo se voi e io vediamo il mondo e misuriamo le cose con occhi simili. Nel fare paragoni approssimativi è facile essere sbadati, ma l'alternativa è una pignolesca attenzione ai dettagli che toglie tutto il piacere alla scrittura. Che cosa dovrei dire, «sul tavolo c'è una gabbia lunga novantacinque centimetri, larga sessantadue e alta trentacinque»? Questa non è prosa, è un manuale. Il paragrafo non ci dice neppure di che materiale è fatta la gabbia (rete metallica? stecche d'acciaio? vetro?), ma ha importanza? Abbiamo capito tutti che possiamo vederci dentro; oltre a questo, non c'importa. L'elemento più interessante qui non è nemmeno il coniglio che sgranocchia la carota dentro la gabbia, bensì il numero che ha sulla schiena. Non un sei, non un quattro, non un diciannove virgola cinque. È un otto. È questo che stiamo guardando e lo vediamo tutti. Non ve l'ho detto io. Voi non me lo avete chiesto. Io non ho mai aperto bocca e voi non avete aperto la vostra. Non siamo nemmeno nello stesso anno insieme, meno che mai nella stessa stanza... eppure noi siamo insieme. Siamo vicini.
Si sono incontrate le nostre menti.
Io vi ho inviato un tavolo con sopra una tovaglia rossa, una gabbia, un coniglio e il numero otto in inchiostro blu. Voi avete ricevuto tutto quanto, specialmente
quell'otto blu. Siamo partecipi di un atto di telepatia. Non di mitiche coglionate dell'altro mondo: telepatia autentica. Non mi ostinerò su questo punto, ma prima che andiamo avanti è importante che capiate che la mia non è civetteria; un punto c'è."
Sì, dico scrittore rivolgendomi anche a me e a chi come me è soltanto aspirante di una delle arti più belle di questo mondo...
Non si è forse ciò che si desidera essere?
"Guardate: qui c'è un tavolo con una tovaglia rossa. Sul tavolo c'è una gabbia grande come un piccolo acquario. Nella gabbia c'è un coniglio bianco con il naso rosa e gli occhi cerchiati di rosa. Nelle zampe anteriori ha un mozzicone di carota che sta sgranocchiando tutto contento. Sulla schiena, chiaramente segnato in inchiostro blu, c'è il numero 8.
Vediamo la stessa cosa? Dovremmo incontrarci e confrontare gli appunti per esserne matematicamente sicuri, ma io credo di sì. Ci saranno inevitabili varianti, si capisce: alcuni riceventi vedranno una tovaglia color rosso robbia, qualcuno la vedrà scarlatta, altri vedranno altre gradazioni. (Per i riceventi daltonici, la tovaglia rossa è del grigio scuro della cenere di sigaro.) Qualcuno vedrà orli merlettati, qualcuno lisci. Gli animi più decorativi vi aggiungeranno un po' di pizzo... ma per piacere: la mia tovaglia è la vostra tovaglia, sbizzarritevi pure.
La gabbia lascia parimenti ampio spazio all'interpretazione individuale. Per cominciare è descritta in termini di paragone approssimativo, utile solo se voi e io vediamo il mondo e misuriamo le cose con occhi simili. Nel fare paragoni approssimativi è facile essere sbadati, ma l'alternativa è una pignolesca attenzione ai dettagli che toglie tutto il piacere alla scrittura. Che cosa dovrei dire, «sul tavolo c'è una gabbia lunga novantacinque centimetri, larga sessantadue e alta trentacinque»? Questa non è prosa, è un manuale. Il paragrafo non ci dice neppure di che materiale è fatta la gabbia (rete metallica? stecche d'acciaio? vetro?), ma ha importanza? Abbiamo capito tutti che possiamo vederci dentro; oltre a questo, non c'importa. L'elemento più interessante qui non è nemmeno il coniglio che sgranocchia la carota dentro la gabbia, bensì il numero che ha sulla schiena. Non un sei, non un quattro, non un diciannove virgola cinque. È un otto. È questo che stiamo guardando e lo vediamo tutti. Non ve l'ho detto io. Voi non me lo avete chiesto. Io non ho mai aperto bocca e voi non avete aperto la vostra. Non siamo nemmeno nello stesso anno insieme, meno che mai nella stessa stanza... eppure noi siamo insieme. Siamo vicini.
Si sono incontrate le nostre menti.
Io vi ho inviato un tavolo con sopra una tovaglia rossa, una gabbia, un coniglio e il numero otto in inchiostro blu. Voi avete ricevuto tutto quanto, specialmente
quell'otto blu. Siamo partecipi di un atto di telepatia. Non di mitiche coglionate dell'altro mondo: telepatia autentica. Non mi ostinerò su questo punto, ma prima che andiamo avanti è importante che capiate che la mia non è civetteria; un punto c'è."
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11 dicembre 2009
LE NOSTRE MENTI IMMORTALI...
Caspita, è davvero tanto tempo che nn faccio una capatina in questo blog...mmmm...
Mi dispiace d averlo trascurato...bè, si sa, qnd poi una cosa nn la puoi fare t vien voglia d farla ahahaha (braccio fratturato e immobilizzato dalla spalla al dito medio).
Vabbè c'è anke da dire che mi sono data molto da fare per terminare il primo libro, che adesso sto rileggendo prima di andare alla SIAE...
Sono ancora inesperta, tuttavia la mia strada è questa, lo so...lo sento...
Avevo voglia di scrivere qlk consiglio, ma come al solito nn m prendo la briga di sentirmi all'altezza d poter insegnare qualcosa...
Ja, giusto due paroline sulle quali ho riflettuto ossia quelle che ho letto qlk giorno fa in "Mucchio d'Ossa" del celebre S. King : uno scrittore non è altro che un uomo che ha abituato la propria mente a comportarsi male...
Queste parole fanno accapponare la pelle, non sembra anke a voi? (ke fatica x mettere l'interrogativo sigh...)
C'è tanta di quella verità immutabile in qst breve frase da riuscire a sconvolgermi!
è così, è esattamente questo ciò che penso degli scrittori o meglio, degli artisti un generale: noi (e pecco di mooolta presunzione gettando anke me nel mukkio amato) abbiamo abituato la nostra mente a fare tutto ciò che vuole, a non avere limiti, a spaventarci, a renderci folli o santi o assassini...
Ke esagerata che sono..sì, ci rende soprattutto esagerati!!!
è ke il filo sottile che separa la realtà dalla finzione, la fantasia dal razionale, nelle nostre menti va assottigliandosi...e + gli anni passano e più diventa sottile e francamente non so quanto possa essere un bene e quanto un male, ma so per certo che x noi tessitori di trame, non esiste niente di più stupefacente del sempre nuovo viaggio interiore...
Mi dispiace d averlo trascurato...bè, si sa, qnd poi una cosa nn la puoi fare t vien voglia d farla ahahaha (braccio fratturato e immobilizzato dalla spalla al dito medio).
Vabbè c'è anke da dire che mi sono data molto da fare per terminare il primo libro, che adesso sto rileggendo prima di andare alla SIAE...
Sono ancora inesperta, tuttavia la mia strada è questa, lo so...lo sento...
Avevo voglia di scrivere qlk consiglio, ma come al solito nn m prendo la briga di sentirmi all'altezza d poter insegnare qualcosa...
Ja, giusto due paroline sulle quali ho riflettuto ossia quelle che ho letto qlk giorno fa in "Mucchio d'Ossa" del celebre S. King : uno scrittore non è altro che un uomo che ha abituato la propria mente a comportarsi male...
Queste parole fanno accapponare la pelle, non sembra anke a voi? (ke fatica x mettere l'interrogativo sigh...)
C'è tanta di quella verità immutabile in qst breve frase da riuscire a sconvolgermi!
è così, è esattamente questo ciò che penso degli scrittori o meglio, degli artisti un generale: noi (e pecco di mooolta presunzione gettando anke me nel mukkio amato) abbiamo abituato la nostra mente a fare tutto ciò che vuole, a non avere limiti, a spaventarci, a renderci folli o santi o assassini...
Ke esagerata che sono..sì, ci rende soprattutto esagerati!!!
è ke il filo sottile che separa la realtà dalla finzione, la fantasia dal razionale, nelle nostre menti va assottigliandosi...e + gli anni passano e più diventa sottile e francamente non so quanto possa essere un bene e quanto un male, ma so per certo che x noi tessitori di trame, non esiste niente di più stupefacente del sempre nuovo viaggio interiore...
31 marzo 2009
COME COSTRUIRE UN PERSONAGGIO
I personaggi, come le persone, vivono, agiscono e comunicano attraverso il carattere, gli istinti, l'estrazione sociale e il linguaggio.
Per costruire un vero personaggio, ci si deve immergere all'interno di esso e mostrarlo per quello che ha di unico rendendolo così indimenticabile.
La prima cosa da fare è creare il modello del personaggio e carcare di tenerlo sempre sullo stesso stile caratteriale, (cosa non facile) solo così si può pensare di scrivere bene.
Quello che conta davvero per creare un buon personaggio non è tanto l'aspetto fisico perchè basta qualche dettaglio, ma quello che conta davvero sono i suoi discorsi, le sue azioni, i suoi pensieri che vanno descritti e scelti in modo accurato per formare un insieme coerente che rappresenti così la sua personalità.
Quindi la cosa da tenere sempre in mente quando si scrive è che i personaggi hanno un dato carattere che non deve essere mutato durante il racconto tranne in circostanze particolari.
La seconda cosa da non dimenticare è che del personaggio tutto è importante: l'aspetto esteriore e interiore, vizi e virtù, forze e debolezze, passioni, abitudini, il suono delle loro voci, il loro sguardo, i loro segreti...il cibo nei loro piatti e i soldi nelle loro tasche, l'arredamento delle loro case.
La cosa importante è dare ad ogni caratteristica il proprio giusto spazio.
Terza cosa da ricordare è che il personaggio non siamo noi e quindi non dobbiamo confonderlo con i nostri pensieri, i nostri piaceri, i nostri desideri, i nostri limiti perchè lui è soltanto lui, può spingersi fino al limite di se stesso andando fino infondo oltrepassando i limiti umani, i preguidizi ecc.
Il nostro ruolo è proprio quello di metterlo in una situazione tale che sia costretto ad andare fino in fondo dando il massimo di se stesso sia con intenzioni benigne che maligne.
La quarta cosa infine è che a volte dietro ai mostri personaggi si celano persone vive a cui siamo legati; questa realtà è positiva in quanto la narrazioni prenderà una sfumatura più autentica.
Per costruire un vero personaggio, ci si deve immergere all'interno di esso e mostrarlo per quello che ha di unico rendendolo così indimenticabile.
La prima cosa da fare è creare il modello del personaggio e carcare di tenerlo sempre sullo stesso stile caratteriale, (cosa non facile) solo così si può pensare di scrivere bene.
Quello che conta davvero per creare un buon personaggio non è tanto l'aspetto fisico perchè basta qualche dettaglio, ma quello che conta davvero sono i suoi discorsi, le sue azioni, i suoi pensieri che vanno descritti e scelti in modo accurato per formare un insieme coerente che rappresenti così la sua personalità.
Quindi la cosa da tenere sempre in mente quando si scrive è che i personaggi hanno un dato carattere che non deve essere mutato durante il racconto tranne in circostanze particolari.
La seconda cosa da non dimenticare è che del personaggio tutto è importante: l'aspetto esteriore e interiore, vizi e virtù, forze e debolezze, passioni, abitudini, il suono delle loro voci, il loro sguardo, i loro segreti...il cibo nei loro piatti e i soldi nelle loro tasche, l'arredamento delle loro case.
La cosa importante è dare ad ogni caratteristica il proprio giusto spazio.
Terza cosa da ricordare è che il personaggio non siamo noi e quindi non dobbiamo confonderlo con i nostri pensieri, i nostri piaceri, i nostri desideri, i nostri limiti perchè lui è soltanto lui, può spingersi fino al limite di se stesso andando fino infondo oltrepassando i limiti umani, i preguidizi ecc.
Il nostro ruolo è proprio quello di metterlo in una situazione tale che sia costretto ad andare fino in fondo dando il massimo di se stesso sia con intenzioni benigne che maligne.
La quarta cosa infine è che a volte dietro ai mostri personaggi si celano persone vive a cui siamo legati; questa realtà è positiva in quanto la narrazioni prenderà una sfumatura più autentica.
Ho trovato queste informazioni carine in rete, NON SONO MIE, però mi hanno fatta sorridere e mi sono permessa di copiarle...non mi esprimo in merito...
Certe cose si, altre proprio no...punti di vista.
Se a qualcuno dovesse disturbare il questo post o volesse rivendicarlo, lo invito a segnalarmelo al più presto affinché io possa rimuoverlo.
Certe cose si, altre proprio no...punti di vista.
Se a qualcuno dovesse disturbare il questo post o volesse rivendicarlo, lo invito a segnalarmelo al più presto affinché io possa rimuoverlo.
FANTASY DI STRADA
1. Il mago colla barba lunga che impugna un bastone, un incrocio tra l'eremita dei Led Zeppelin, Gandalf e Babbo Natale. (riferimento classico: Gandalf appunto) Sa lanciare palle di fuoco dalle mani, ma usa il bastone perchè è figo.
2. La spada magica, che può essere usata all'occorrenza come parafulmine e fucile. (riferimento classico: Gurthang, la spada di Tùrin nel Silmarillion, è maledetta e gli parla)
3. La pietra (o le pietre) del potere, o un amuleto qualsiasi di cui l'eroe dispone o che l'eroe deve cercare. (rif: l'unico anello di Tolkien, ma anche le Pietre magiche di Shannara, di Terry Brooks)
4. Il cavaliere intelligente, forte e coraggioso, l'eroe. Non è mai un contadino (rif: se come esempio escludiamo Frodo e prendiamo Aragorn), ma è un macho che non ha problemi ad andare in giro sempre con un'armatura completa addosso. Come fa a lavarsi? Chissà quanto puzza.
5. Il drago che spesso parla (rif: Smaug in Lo Hobbit, di Tolkien ovviamente). In casi assurdi come Eragon, il drago è anche telepatico, ma solo col ragazzino.
6. Il tremendo signore oscuro. è sempre nero, per forza. Ha una forza incredibile, ha degli scagnozzi, possiede qualcosa che lo rende invincibile, e che costituisce anche il suo punto debole (rif: Sauron del Sda, ma anche il Cavaliere del Drago di Eragon di cui non ricordo il nome, o di Shannara, Brona...)
7. La guerra che ha ridotto il regno in miseria, rende gli abitanti disperati, e sta per condurre il mondo alla rovina, se non fosse per l'eroe che sconfigge il signore oscuro.
8. La mappa del regno, poco realistica, se ne frega di tutte le altre terre, l'intero mondo consiste in un territorio esteso come dalla Spagna alla Grecia, per forza circondato dai monti, e suddiviso in: 1 territori dei buoni, comprendenti aree composte da sole montagne, solo boschi o solo fiumi, 2 il regno del malvagio signore oscuro e 3 le lande desolate - perchè l'autore non sa che cacchio inventarsi.
Riporto anche molto umilmente alcune parole dello (presumo) scrittore ci ha fornito questi punti chiave del fantasy da strada, parole ch emi hanno colpita molto, forse perchè alcuni degli elementi sopracitati sono propri del mio modo di fare fantasy:
"...Ma questi elementi non sono affatto banali, sono un insieme di fattori che danno vita a sentimenti e atmosfere bellissime. L'abuso e il cattivo sfruttamento di questi hanno partato alla rovina."
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